Hormuz bloccato: la crisi mediorientale stressa la logistica italiana

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Il blocco dello Stretto di Hormuz unito all’instabilità dei Paesi del Golfo in conseguenza al loro coinvolgimento da parte degli attacchi iraniani sta generando un effetto domino che, a seconda della durata, attraverserà in misura sempre maggiore oceani, porti, strade e fabbriche, fino a raggiungere il cuore della logistica italiana.

Una serie di recenti dichiarazioni e comunicazioni delle associazioni italiane di categoria delineano un quadro coerente, connotato da una forte preoccupazione: a tal proposito si possono citare le dichiarazioni di Federlogistica, rilasciate dal suo presidente Davide Falteri in una intervista all’emittente ligure Primocanale, che fanno il paio con la comunicazione ufficiale di ANITA, una delle principali associazione dell’autotrasporto, e i dati raccolti da CNA Piemonte e Confartigianato, veicolati anche da Repubblica.

Messi assieme, danno un indicazione coerente: il sistema logistico nazionale è sotto stress come non accadeva da anni. Aumenti dei costi, ritardi, instabilità dei listini e difficoltà operative stanno colpendo imprese di ogni dimensione, con ricadute dirette sui consumatori.

La crisi parte dal mare: rotte più lunghe, costi più alti, merci in ritardo

Secondo Davide Falteri (Federlogistica), l’impossibilità di transitare in sicurezza nello Stretto di Hormuz costringe le compagnie marittime a ricalcolare rotte alternative che possono allungare i viaggi di 10, 15 o persino 20 giorni. 

Inoltre, in queste prime battute del conflitto mediorientale, non essendone chiara la durata e l’estensione effettiva, le navi dilazionano le partenze di giorni, in attesa di valutare gli effettivi rischi e costi.  

Questi ritardi si traducono in rallentamenti nell’arrivo di componenti essenziali per diverse branche dell’industria italiana e nell’aumento dei costi, riflesso anche dell’incremento dei noli marittimi.

CNA Piemonte conferma che i costi delle spedizioni sono esplosi, arrivando, in alcuni casi, sino a 3.000 euro in più per container. Al contempo, le imprese segnalano difficoltà di approvvigionamento e instabilità dei listini, che impediscono di programmare tempi e costi di consegna. Per regioni manifatturiere integrate nelle filiere globali, come il Piemonte, questo significa correre il rischio di subire un rallentamento produttivo, le cui ripercussioni saranno visibili sul periodo medio-lungo.

L’allarme delle imprese italiane: ANITA e CNA fotografano una situazione critica 

ANITA, intervenuta al tavolo convocato dal Viceministro Edoardo Rixi, ha espresso forti preoccupazioni per l’impatto del caro gasolio, la prima delle conseguenze dirette del blocco delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, sulle imprese di autotrasporto. 

Il problema legato all’aumento del prezzo del carburante, è che esso erode la marginalità delle aziende, generando i presupposti per una crisi finanziaria diffusa.  

Per questo motivo l’associazione chiede un Temporary Framework europeo per ampliare gli aiuti di Stato, ma anche un esonero contributivo temporaneo sul costo del personale, un credito d’imposta per compensare i maggiori costi del carburante e il mantenimento dell’attuale rimborso accise, poiché la cosiddetta ‘accisa mobile’ si rivelerebbe inefficace per le flotte dotate di mezzi più moderni.

Parallelamente, CNA Piemonte segnala aumenti diffusi su materiali e energia che stanno comprimendo i margini delle micro e piccole imprese. Il presidente Giovanni Genovesio parla di forte pressione sui costi, mentre il segretario Delio Zanzottera avverte che l’instabilità dei listini sta rendendo impossibile programmare la produzione.

Carburanti e trasporti: il cuore della tempesta

Il carburante è il primo anello della catena logistica a mostrare segnali di fragilità.  

Secondo i dati di CNA e Confartigianato il gasolio ha registrato un +15% nella prima fiammata, ossia nella prima settimana di conflitto, la benzina un +10%. Sconfortante il paragone con il passato: diesel è passato dagli 1,35 €/l del 2021 agli attuali 2 € al litro.

Com’è intuibile, l’impatto sui costi operativi è devastante: con il gasolio a 1,65 €/l l’incidenza sui costi è mediamente al 50%, ma con il gasolio sopra i 2 €/l l’incidenza sui costi arriva alla soglia mostruosa dell’85%.

Confartigianato avverte che molti autotrasportatori rischiano di spegnere i motori per evitare di lavorare in perdita e ANITA conferma che il rincaro del gasolio sta mettendo in ginocchio il settore, aggravato da ritardi nelle consegne e dall’aumento dei noli marittimi e delle assicurazioni.  

Federlogistica ricorda ancora il capitolo polizze per navi e merci, che anch’esse sono esplose: in un contesto di guerra, le compagnie assicurative si assumono rischi più elevati e adeguano i premi, con un extra-costo che ricade inevitabilmente sul consumatore.

Energia e materie prime: un effetto domino che colpisce tutta la filiera

La crisi mediorientale purtroppo non limita i suoi effetti ai soli trasporti. Secondo il monitoraggio di CNA Piemonte l’energia elettrica costituisce uno dei punti più gravosi, in quanto balza di un +60%, che aggrava un prezzo medio italiano a 143 €/MWh già tra in più cari d’Europa – il confronto è contro i 102 €/MWh della Germania, i 63 €/MWh francesi, i 48 €/MWh della Spagna.

L’elenco delle materie prime che soffrono le conseguenze del blocco di Hormuz è lungo e contempla il rame (+40%), il ferro e l’alluminio (+20%), il bitume (+18%), il calcestruzzo (+10%), le plastiche (+30%) e il legno (+15%).

Questi aumenti si sommano ai rincari logistici, generando un effetto moltiplicatore che mette sotto pressione l’intero sistema produttivo.

Un sistema logistico da ripensare: tra emergenza e strategia

Federlogistica invita a una riflessione più ampia: l’Italia produce per mercati di scala globale e ha dunque bisogno di una logistica capace di garantire continuità anche in scenari instabili. 

Serve quella che il suo presidente definisce ‘ingegneria logistica’ che permetta di pianificare rotte alternative e mitigare i rischi. 

Nell’immediato, ANITA chiede interventi per sostenere la liquidità delle imprese, come l’utilizzo rapido del rimborso accise senza attendere i 60 giorni del silenzio-assenso e la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e previdenziali.

Anche il mondo industriale, per voce di Marco Gay (Unione Industriali Torino), chiede un intervento che sia europeo e non solo locale per contenere costi e bollette e preservare la competitività del Paese.

La crisi mediorientale sta mostrando quanto la logistica italiana sia esposta agli shock globali: dalle rotte marittime ai carburanti, dalle materie prime all’energia, ogni anello della catena è sotto pressione. Le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti, mentre imprese e consumatori iniziano a percepire gli effetti di una tempesta che, partita da Hormuz, sta attraversando l’intero sistema economico nazionale.

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