Tra accenni di stabilizzazione e rialzi, è una situazione con il fiato sospeso quella del trasporto containerizzato. Lo rivelano le ultime analisi di due dei maggiori centri di consulenza del settore, Xeneta e Drewry, che fotografano un mercato container globale a metà del trivio costituito da capacità in aumento, disciplina dei carrier e tensioni geopolitiche.
I noli sono sempre elevati rispetto alle medie storiche stagionali, la volatilità persiste e il periodo di ‘peak season’ aggiunge ulteriore pressione, non a caso i dati convergono su un quadro complesso, dove coesistono stabilizzazione e rialzi.
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Noli: stabilità relativa nel Oriente, accelerazione sulle rotte Asia‑Europa
Partendo da Oriente in direzione Nord America e Vecchio Continente, Xeneta segnala, a inizio luglio, una settimana di stabilizzazione con le rotta, in ordine, Far East‑US West Coast a 7.069 USD/FEU (-0,1%), Far East‑US East Coast a 8.808 USD (+0,3%), Far East‑North Europe a 5.503 USD (-0,2%), Far East‑Mediterraneo a 6.855 USD (-0,9%).
Nonostante il mercato abbia tirato il fiato con il periodo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran (dunque con la riapertura di Hormuz), i noli restano molto sopra i livelli pre‑crisi: +276% verso la West Coast, +232% verso la East Coast, +148% verso il Nord Europa, +106% verso il Mediterraneo. Il tutto, prima delle nuove chiusure conseguenti agli attacchi iraniani a navi in transito ed alla risposta di Washington.
La società britannica Drewry mostra invece un mercato in risalita: il World Container Index cresce del 2% a 4.639 USD/40ft, il massimo da dieci mesi a questa parte. Le rotte Asia‑Europa trainano: Shanghai‑Rotterdam +5% (4.933 USD) e Shanghai‑Genova +2% (6.463 USD). Sul Transpacifico, la situazione vede Shanghai‑Los Angeles +2% (6.482 USD), Shanghai‑New York stabile a 7.904 USD.
Capacità: espansione per Xeneta, disciplina per Drewry
Per Xeneta, è in forte aumento la capacità offerta, conseguenza della ‘liberazione’ di milioni di TEU intrappolati nel Golfo Persico: +5,5% sulla Far East‑US West Coast, +6,2% sulla East Coast, +3,1% verso il Nord Europa. Si tratta di un’iniezione che sta frenando ulteriori rialzi e migliorando l’affidabilità dei flussi.
Drewry osserva invece una capacità più rigida, con solo quattro blank sailing annunciati sull’Asia‑Europa e tre sul Transpacifico. I carrier mantengono la pressione tariffaria tramite il ricorso a tariffe aggiuntive, come le FAK (Freight All Kinds) e le GRI (General Rate Increase): CMA CGM, ad esempio, introduce noli di 7.000 USD verso il Nord Europa e 7.900-8.500 USD verso il Mediterraneo dal 15 luglio, mentre sul Transpacifico sono previsti GRI di 2.000–3.000 USD.
Volumi e domanda: peak season e segnali di rallentamento
Quale situazione viene letta dai due istituti di analisi? Con una domanda sostenuta e flussi Far East‑USA ancora robusti, Xeneta evidenzia l’avvio della peak season, mentre Drewry prevede invece un possibile indebolimento stagionale tra fine luglio e inizio agosto, tipico del ciclo East‑West – ma non sufficiente a ridurre la volontà dei carrier di mantenere noli elevati.
La combinazione di domanda irregolare, capacità modulata e tensioni geopolitiche crea un contesto di volumi instabili, con rischi di congestione su alcune rotte e di sotto‑utilizzo su altre.
Geopolitica e outlook: lo Stretto di Hormuz resta il fattore chiave
Entrambe le società concordano su due punti: la chiusura operativa dello Stretto di Hormuz e le tensioni USA‑Iran mantengono il mercato in stato di allerta. La stabilizzazione osservata da Xeneta potrebbe essere temporanea, mentre i rialzi misurati da Drewry indicano che la pressione sui noli non è destinata a rientrare rapidamente.
La stabilizzazione, in effetti, è reale, ma parziale al contempo, con i rialzi che restano possibili e la peak season che potrebbe accentuarne la volatilità.
Il mercato container globale si muove su un equilibrio molto fragile, fatto di capacità in aumento, disciplina dei carrier, domanda irregolare e tensioni geopolitiche. Gli shipper sono obbligati alla prudenza.




