Rotte, rischi e strategie: i carrier ripensano i transiti nel Mar Rosso

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Foto di M_wie_Moehre da Pixabay

Il 2026, con le crisi sistematizzate di quello che è ormai un ‘vecchio’ ordine mondiale politico prima ancora che commerciale, segna una fase di riallineamento strategico per i principali carrier globali. 

Dopo oltre due anni di instabilità nel Mar Rosso, le compagnie stanno progressivamente riportando capacità sulle rotte via Suez, spinte dalla ricerca del proverbiale ‘male minore’ in rapporto anche ad altre crisi, come quella di Hormuz. Parallelamente le sorelle dello Shipping introducono nuove misure tariffarie per compensare i rischi residui, come confermano le scelte di Maersk, Hapag-Lloyd, MSC, CMA CGM e Cosco, che delineano un quadro complesso, dove sicurezza, efficienza e sostenibilità si intrecciano con esigenze operative e pressioni economiche.  

Ritorno a Suez: Maersk e Hapag-Lloyd guidano la normalizzazione 

Il ritorno alle rotta attraverso Suez rappresenta la mossa più significativa del semestre. Maersk e Hapag-Lloyd hanno deciso di reindirizzare il servizio Gemini, identificato rispettivamente come AE19 e SE4, abbandonando la deviazione via Capo di Buona Speranza introdotta nel 2023. 

La scelta arriva dopo valutazioni congiunte sulla sicurezza nel bacino del Mar Rosso e segna un passo verso la piena riattivazione del corridoio. Le prime traversate sono affidate alla Berlin Maersk, con il viaggio 628W westbound e il 637E eastbound. 

La rotazione aggiornata vede l’asse Cina-Medio Oriente-Egitto e ritorno, includendo i porti di Xingang, Qingdao, Busan, Ningbo, Shanghai, Tanjung Pelepas, Jeddah, Suez, Port Said, Tangier, nuovamente Port Said, Suez, Jeddah, Singapore e fine a Xingang. 

Il ritorno via Suez consente tempi di transito più brevi e una maggiore efficienza, elementi cruciali in un contesto di domanda asiatica in crescita e tariffe spot sostenute. Per Maersk, che ha visto i profitti crollare da 1,2 miliardi a 100 milioni nel primo trimestre, la razionalizzazione delle rotte è parte di una strategia più ampia di recupero di marginalità. Hapag-Lloyd, pur allineandosi alla scelta, ribadisce che la sicurezza resta prioritaria e che ulteriori modifiche saranno possibili in caso di nuove tensioni regionali.

Il ruolo degli altri carrier: tra prudenza e ripartenza 

Il ritorno via Suez non riguarda solo Maersk e Hapag-Lloyd. Anche MSC ha introdotto una rotazione express Europa-Mar Rosso-Medio Oriente con scali ad Abu Kir, King Abdullah, Jeddah e Aqaba, pur senza un pieno ripristino delle rotte pre-crisi. Cosco ha rilanciato il servizio RES4, includendo il primo passaggio Bab el-Mandeb in oltre due anni. 

La francese CMA CGM ha riattivato alcune rotte via Suez, come l’anello EPIC tra Nord Europa e subcontinente indiano. Tuttavia, la compagnia transalpina adotta una strategia più cauta, affiancando al ripristino operativo un articolato sistema di sovrattasse per merci pericolose. 

Dal 3 agosto al 6 agosto 2026, CMA CGM ha introdotto sovrapprezzi da 5.000 a 5.200 dollari per container IMDG provenienti da Nord Europa, Mediterraneo e Nord Africa verso destinazioni quali Jeddah, Port Sudan, Kuwait, Qatar, Bahrain e Dammam. Dal 1 settembre, la misura si estenderà agli Stati Uniti, con 5.000 dollari per container verso Jeddah, Port Sudan e Massawa. Una tariffazione distinta riguarda Aqaba, con 225 dollari per i 20 piedi e 350 per i 40 e 45 piedi dal 3 settembre. 

Le sovrattasse riflettono un approccio prudenziale: pur ripristinando capacità via Suez, CMA CGM internalizza i costi di rischio residuo, trasferendone parte ai caricatori. Questa strategia differenzia la compagnia rispetto ai concorrenti, che privilegiano il ritorno operativo senza interventi tariffari di pari entità.

Efficienza, rischio e costi: un equilibrio ancora instabile 

Il quadro complessivo mostra carrier impegnati a bilanciare tre variabili: sicurezza, efficienza e sostenibilità economica. Il ritorno via Suez riduce tempi di transito e consumi, migliorando la competitività delle rotte tra Asia ed Europa. Tuttavia, la regione resta esposta a tensioni: gli attacchi Houthi, pur sporadici, continuano a rappresentare un fattore di rischio, così come le frizioni tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. 

Le scelte dei carrier riflettono approcci diversi: Maersk e Hapag-Lloyd puntano su una normalizzazione progressiva; MSC e Cosco adottano una ripartenza selettiva; CMA CGM combina ripristino operativo e misure economiche di mitigazione. Il 2026 si configura così come un anno di transizione, in cui la stabilità del corridoio di Suez sarà di nuovo determinante per la competitività globale del trasporto containerizzato.

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