Rotte che cambiano: perché il Mar Rosso ‘tiene’ dopo l’avanzata degli Houthi

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L’avanzata degli Houthi su Bab el‑Mandeb, con la conquista di un porto e di un’isola direttamente affacciati sullo stretto, ha riaperto un fronte che il settore sperava di essersi lasciato alle spalle. 

Nonostante l’inasprimento della minaccia che, in concomitanza con la crisi di Hormuz, renderebbe le navi in transito verso Suez facili prede di attacchi, i vettori container stanno riportando una quota crescente di traffico proprio attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez. 

La domanda cruciale è quanto questa scelta rifletta un reale miglioramento delle condizioni operative (la cui risposta è piuttosto scontata e negativa) o, piuttosto, una necessità dettata da costi, congestioni e pressioni di mercato.

Il ritorno nel Mar Rosso: numeri e implicazioni pratiche

Secondo le stime Sea‑Intelligence, oltre un quarto della capacità Asia-Europa transiterà nel Mar Rosso entro fine settembre, mentre le rotte Asia-Mediterraneo vedranno un ripristino ancora più marcato, con il 35% della capacità headhaul e fino al 60% dei backhaul instradati via Suez. La rotta Asia-Nord Europa procede invece più lentamente, con solo il 6% della capacità headhaul ripristinata.

Questi numeri mostrano che, nonostante i rischi connaturati all’escalation militare nell’area, la pressione operativa spinge le compagnie a privilegiare la velocità e la capacità effettiva offerte dal passaggio meridionale. Le deviazioni via Capo di Buona Speranza, pur più sicure, comportano consumi di bunker sensibilmente più elevati – oggi meno sostenibile di un anno fa per l’aumento dei prezzi dei carburanti – e tempi di transito incompatibili con le esigenze di un mercato che sta già mostrando segnali di raffreddamento della domanda.

Noli in calo: cosa dicono davvero i prezzi

Sono i dati del Freightos Baltic Index a confermare che il ritorno nel Mar Rosso sta già incidendo sui noli: le tariffe Asia-Nord Europa sono scese del 3% a circa 4.300 dollari/FEU (Fourty-feet Equivalent Unit), mentre quelle Asia-Mediterraneo hanno registrato un calo del 12% a 4.200 dollari/FEU; ancora più significativo è il dato dei daily rates, scesi a 3.800 dollari/FEU su entrambe le rotte.

Il differenziale tra Mediterraneo e Nord Europa riflette la diversa velocità di ripristino della capacità: dove le compagnie stanno tornando più rapidamente a Suez, i noli stanno cedendo con maggiore intensità. Tuttavia, il fatto che i prezzi restino ancora del 20% e del 50% superiori ai livelli pre‑peak season indica che la congestione nei porti asiatici e negli hub europei continua a esercitare una pressione strutturale sul mercato.

Effetti sui flussi e sui porti europei

Per i porti europei, il ritorno nel Mar Rosso significa un graduale riallineamento dei flussi, ma non una normalizzazione immediata. La congestione nei terminal del Far East, unita ai ritardi accumulati durante le deviazioni via Sudafrica, continuerà a generare arrivi irregolari e picchi di volume difficili da gestire. Gli scali del Nord Europa, già sotto stress, potrebbero vedere un miglioramento solo marginale, mentre quelli mediterranei beneficeranno prima della stabilizzazione dei servizi, grazie alla maggiore quota di capacità ripristinata.

Sul piano dei costi, la riduzione dei noli è un segnale positivo per gli importatori, ma non necessariamente per i carrier, che si trovano a operare in un contesto di carburante più caro e di rischi operativi elevati. La scelta di tornare nel Mar Rosso appare quindi come un compromesso: accettare un rischio geopolitico crescente per evitare un deterioramento economico immediato.

Il quadro che emerge dai dati Freightos e dalle analisi Sea‑Intelligence è complesso: il ritorno nel Mar Rosso non è certo il segnale di una stabilizzazione geopolitica, ma solo il risultato di una pressione operativa che spinge le compagnie a privilegiare efficienza e costi rispetto alla sicurezza. Per i porti europei, la fase che si apre sarà ancora segnata da irregolarità nei flussi e da congestione, mentre gli operatori dello shipping continueranno con ogni probabilità a bilanciare rischi e performance in un mercato che si sta rapidamente raffreddando.

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