Ridurre i consumi della propria flotta di mezzi pesanti è il sogno di qualsiasi società di autotrasporto: con l’attuale situazione geopolitica ed inflazionaria, nemmeno l’aver investito su nuove tecnologie o su alimentazioni alternative sembra garantire questo traguardo.

Secondo molte ricerche la variabile sulla quale si può ancora agire maggiormente è quella umana, in quanto ben il 30% dei consumi di un veicolo dipenderebbero dallo stile di guida del conducente.

Esiste dunque uno step intermedio tra lo ‘sgasare’ ai semafori e affidare la guida dei camion a soli sistemi di pilotaggio autonomo?

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Migliorare le tecniche di guida

Le aziende di autotrasporto hanno due marginalità sulle quali intervenire: una di tipo organizzativo ed una legata alla formazione del personale.

Alla prima fanno capo la pianificazione dei tragitti, che rappresenta un modo efficace per limitare gli spostamenti non necessari e gli sprechi che ne derivano, e la manutenzione programmata, in quanto la piena efficienza del parco mezzi comporta una spesa iniziale che mette però al sicuro da fermi operativi e riparazioni ben più onerose.

Alla seconda compete essenzialmente la formazione del personale di guida, cui dovrebbero essere suggerite ed insegnate tutte le migliori pratiche al volante, in modo da assicurarsi un utilizzo responsabile dei veicoli.

 

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La carta tecnologica

Giocarsi la tecnologica ha senso se le prime due azioni sono state compiute: a questo punto esiste una marginalità ulteriore che l’essere umano, da solo, può modificare solo in modo discontinuo.

Sul mercato dei prodotti informatici di assistenza alla guida esistono dei software in grado di parametrare in tempo reale l’andamento del camion e la condotta dell’autista, riferendosi a diverse decine di parametri differenti con una frequenza di raccolta che raggiunge anche il centinaio ogni secondo.

Questa enorme massa di dati viene tradotta in un modello matematico dell’efficienza del veicolo, con tanto di stime sul tragitto complessivo: gli indicatori che ne possono derivare sono molteplici.

Il rapporto tra giri del motore, pressione dell’acceleratore, pendenze della strada e consumi di carburante è analizzato in tempo reale e consente al sistema di interpretare lo stile di guida dell’autista.

 

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Il virtual coach

È a questo punto che alcune delle interfacce proposte si rivolgono al guidatore sotto forma di ‘virtual coach’, ossia di ‘istruttore di guida’ che suggerisce loro in tempo reale come intervenire sul loro modo di guidare.

Gli effetti dovrebbero, secondo gli sviluppatori, essere tangibili, con un taglio dei consumi fino al 15%, ma non solo. Laddove questi sistemi sono stati introdotti, i benefici sia per l’azienda che per i guidatori sono riscontrabili anche i termini di sostenibilità – il legame con le emissioni inquinanti è ovvio – e di sicurezza.

I consigli sullo stile di guida danno infatti i loro frutti anche in relazione ad una conduzione sicura dei veicoli: i conducenti che si sono mostrati più ligi nel seguire i consigli del virtual coach, oltre ad essere i più moderati nei consumi, sono anche quelli che riportano meno incidenti stradali a parità di chilometri percorsi.