Mentre a Roma il monitoraggio dei flussi di gas da parte di Gazprom entra nella fase di Preallarme – cui ne possono seguire altre due, di Allarme e di Emergenza, che speriamo non di vedere mai in azione – Eni ed il Ministero degli Esteri mettono a segno un risultato importante per il futuro energetico del Paese.

Si tratta dell’accordo di partnership che QatarEnergy ed Eni hanno firmato, dopo mesi di lavoro sotto-traccia, per la formazione di una joint venture che coinvolge l’azienda italiana in quello che è il più grande progetto di sfruttamento di un giacimento di gas naturale liquefatto al mondo.

Si tratta di un progetto in grado di ribaltare gli equilibri geopolitici in materia di energia e può garantire all’Italia una fornitura eccellente per sostenere la produzione di elettricità, venendo meno al giogo russo.

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North Field East

Il nome del progetto è North Field East e rappresenta un investimento da 28,7 miliardi di dollari: con la previsione di entrata in funzione entro fine 2025, sfrutterà il gigantesco giacimento da 45 miliardi di metri cubi per anno che rende Doha una delle capitali più ricche di questa materia energetica di tutto il mondo.

L’accordo con Eni ha durata poco meno che trentennale ed è frutto di relazioni avviate già da tempo: dal Qatar arriva il grosso dei rifornimenti di gas liquefatto per l’Italia, tramite navi metaniere che lo conferiscono al terminal di rigassificazione di Porto Viro, Rovigo.

Ad oggi, 6,4 miliardi di metri cubi di metano liquefatto vengono rigassificati per sostenere la produzione italiana di energia elettrica.

 

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Diversificare, a tutti i costi

Quello raggiunto con il Qatar è un accordo di alto profilo, probabilmente il più importante in politica economica ed estera degli ultimi mesi.

D’altronde il mantra del governo è ‘diversificare’ le entrare di materia prima energetica, data la consapevolezza che la dipendenza dal mono-fornitore russo si può trasformare in qualsiasi momento in un cappio.

In parte ciò sta già avvenendo, con il costante calo delle forniture da parte di Gazprom, diminuite del 50% a fine settimana scorsa, e la decisione di Eni di non comunicare più le richieste al fornitore russo in modo da non alimentare speculazioni.

Il costo del gas è attualmente alle stelle e proprio dal gas ricaviamo una gran parte della nostra elettricità, fondamentale per il comparto industriale oltre che civile: per sganciarsi ancor più dalla Russia, l’Italia si sta rivolgendo ad una pletora di produttori, come l’Algeria e il Mozambico. 

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