Quale il miglior modo per comunicare ai consumatori cosa stanno mangiando, in che quantità e, soprattutto, quanto possono mangiarne quotidianamente? 

Il dibattito in corso in sede europea riguarda proprio l’etichettatura dei cibi preimballati, che obbligatoriamente devono riportare le informazioni nutrizionali: al recente European Food Forum (EFF), il presidente di Confagricoltura e vicepresidente del Comitato delle Organizzazioni agricole europee (Copa) Massimo Giansanti ha sostenuto la proposta italiana Nutrinform.

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L’importanza dell’etichettatura

Etichettare gli alimenti è di notevole importanza sia per i consumatori che per i produttori: in primis per una questione di corretta informazione e di trasparenza, in secondo luogo perché etichette chiare e comprensibili rendono un prodotto più gradito ai consumatori.

Confagricoltura sottolinea, infatti, come i sistemi di etichettatura debbano avere un fondamento scientifico in quanto ai dati riportati.

Il Regolamento comunitario CE 1169/2011 stabilisce che una selezione particolare dei dati più completi riportati sul retro delle confezioni alimentari possano essere riassunti anche anteriormente, dove cioè risultano immediatamente visibili ai consumatori.

L’idea fa parte di una strategia denominata Farm to Fork e la questione, adesso, è quale metodo di rappresentazione dei dati sia il più adeguato.

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Etichettare per porzioni

Quanto il think tank formato da Italia, Francia, Spagna, Polonia e Bulgaria – l’EFF, per l’appunto – sostiene è che i sistemi di codifica dei valori nutrizionali ed energetici degli alimenti imballati possano risultare discriminatori quando riferiti unicamente ai valori per 100 grammi di prodotto, specie se riassunti da grafiche ‘a semaforo’ o assegnando dei punteggi.

Esemplare è il caso dell’olio d’oliva, alimento di alta qualità e nutriente che può essere posto in cattiva luce da una rappresentazione dei suoi valori per 100 grammi, quando è vitale nella dieta alimentare e consigliato anche dai medici.

Meglio, dunque, dei sistemi ‘a semaforo’ o ‘Nutriscore’, per Confagricoltura sarebbero i sistemi che quantificano nutrienti ed energia in base alle porzioni, più realistiche nell’utilizzo quotidiano.

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L’etichettatura Nutrinform

L’etichetta a batteria fornisce tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata: all’interno del simbolo ‘batteria’ è presente la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla dose giornaliera consigliata. 

La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuti in una singola porzione, permettendo così di quantificarla visivamente. In tal modo il consumatore, senza fare complicati calcoli, potrà valutare quante porzioni può consumare in quel giorno.

«Appoggiamo e sosteniamo l’etichetta a batteria proposta dall’Italia (‘Nutrinform Battery’), l’unica pienamente conforme alle disposizioni comunitarie – ha detto Massimiliano Giansanti -. Il Nutrinform è stato sviluppato da qualificati istituti di ricerca nazionali (CREA e ISS) con la collaborazione dell’intera filiera agroalimentare, compresi i rappresentanti dei consumatori. Le posizioni di Confagricoltura e Copa sono convergenti sul No al Nutriscore e sul sostenere i principi ispiratori della proposta italiana di etichettatura». 

Giansanti ha criticato l’utilizzo esclusivo nel Nutriscore dello standard di 100gr per valutare i valori nutrizionali di un prodotto. Dal momento che normalmente i prodotti vengono consumati in quantità maggiori o minori il rischio è fuorviare i consumatori. 

«È più realistico basare la valutazione di un cibo, sulle ‘porzioni’. Le persone consumano in porzioni, la cui dimensione varia da una categoria di prodotto all’altra».

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