Per la prima volta la prestigiosa testata a livello internazionale Lloyds List, specializzata nel settore dello shipping, ha inserito lo scalo del capoluogo ligure nella speciale classifica dei primi 100 porti al mondo per traffico container testimoniandone non solo la rilevanza ma soprattutto l’attuale fase di crescita con volumi merci tornati a livelli pre-pandemia.

Nei primi sette mesi del 2022, infatti, i porti della Liguria Occidentale, che rappresentano il principale sistema portuale italiano per la movimentazione di container pieni gateway in import, hanno superato la cifra di 40 milioni di tonnellate di merci con una crescita del 7,1% rispetto all’analogo periodo del 2021.

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Nello specifico, la buona performance registrata è stata determinata dal forte incremento (+24,6%) dei container pieni gateway che dagli scali liguri vengono avviati verso le località del nord Italia.

Numeri importanti che tradotti in teu, l’unità di misura convenzionale dei container, portano ad una previsione di chiusura d’anno con una movimentazione di 4,5 milioni di teu, a patto che l’ultimo quadrimestre dell’anno rispetti la media sin qui tenuta e si confermino i risultati dell’asse Genova-Savona e la netta fase di crescita mostrata dal porto di La Spezia.

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La crescita del “ferro”

Di particolare importanza, in questa fase, appare anche la capacità di sviluppo del trasporto su ferro testimoniata da una decisa crescita del trasferimento delle merci anche su ferrovia sia per meglio sostenere lo sviluppo dell’attività portuale sia per allentare la pressione sulle città e sulla viabilità ordinaria. 

Operazione che mostra ancora ampi margini di crescita nelle città di riferimento degli scali di Genova e Savona, mentre sta conseguendo risultati superiori alla media nazionale nella città di La Spezia.

Un aspetto questo che rappresenta uno dei capisaldi nelle politiche di sviluppo della portualità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che dovrebbe rendere disponibili le risorse necessarie per dare vita ad una vera intermodalità, valorizzando i porti ed i retroporti con la realizzazione delle necessarie interconnessioni con ferrovie ed aeroporti.

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Positivo anche il traffico passeggeri

Segno positivo anche per il traffico passeggeri nei porti liguri che nel solo mese di luglio hanno segnato +60,5% di imbarchi rispetto al 2021 e + 13% rispetto al 2019 mostrando di aver completamente riassorbito lo shock causato dalla pandemia.

In maggior dettaglio, con riferimento ai primi sette mesi dell’anno le rilevazioni dei passeggeri dei traghetti è cresciuta del 60,2% mentre quella dei croceristi ha registrato un significativo + 321,5% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Dato quest’ultimo in parziale recupero rispetto al 2019 allorché i passeggeri movimentati raggiunsero il milione di unità contro le 596.000 attuali.

Risultati in linea con la tendenza nazionale che, secondo le previsioni di Cemar Agency Network, con riferimento al traffico croceristico, l’anno in corso si chiuderà con oltre 8.800.000 passeggeri (+340% rispetto al 2021, – 26% rispetto al 2019), con ben 75 porti coinvolti capeggiati da Civitavecchia, seguita da Genova e Napoli mentre la Liguria si conferma prima in classifica per traffico croceristico su base regionale.

In Liguria hanno inoltre sede l’83% delle agenzie che gestiscono gli scali delle navi di tutti i porti italiani.

photo credit: giasco Porto di Genova via photopin (license)
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Una nuova economia del mare

La ripresa dei porti della Liguria si inserisce perfettamente nei programmi di sviluppo previsti dal Pnrr e che dovrebbe trarre nuova linfa dagli obiettivi di modernizzazione ed innovazione degli scali inseriti in una nuova economia del mare capace di aggiungere valore al semplice flusso logistico di merci e persone.

In tal senso si è espresso al recente Meeting di Rimini il ministro Giovannini affermando che: Non possiamo pensare all’Italia semplicemente come a una piattaforma logistica di arrivo delle merci perché essere una piattaforma in cui le merci passano per andare altrove lascia un valore limitato sui territori. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo immaginato l’Italia come un luogo di trasformazione e di partenza, non solo di arrivo, delle merci, il che richiede un cambiamento di ottica molto importante, che spiega il forte investimento sui retroporti, dove potrebbero installarsi imprese che tornano a produrre in Europa, seguendo la tendenza al reshoring indotto dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche”. 

Una nuova visione ed interpretazione delle attività logistiche connesse a quelle portuali che potrebbe offrire ulteriori opportunità in termini di occupazione e rilancio anche per i territori della Liguria.