È in atto una vera e propria corsa alla dismissione della plastica dagli involucri per gli imballaggi alimentari e la notizia è, una volta tanto, che forse il Nord America non è più avanti di noi.

Mentre infatti aziende come Mondelez, che produce i cracker Ritz ed i biscotti Oreo, Mills, Coca-Cola e Nestlé stanno riducendo l’utilizzo di plastica ‘vergine’, viene lamentata l’assenza di una infrastruttura dedicata all riciclo in grado di supportare massivamente la conversione dei packaging nei States.

 

 

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Novità nei packaging sostenibili

Oltre a servirsi di prodotti riciclati o compostabili, esistono una serie di soluzioni studiate ex novo per rendere le confezioni alimentari eco-compatibili.

Südpack, un’azienda tedesca, ha pensato ad esempio un imballo per prodotti a base di carne che non prevede il consueto vassoio, impiegando un film protettivo che contiene il 40% in meno di plastica rispetto a quelli oggi usati per la conservazione di carni fresche.

General MIlls, attraverso il suo marchio Nature Valley, ha presentato a sua volta un involucro riciclabile che ha deliberata ste deciso di non brevettare, lasciando un progetto ‘open source’.

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La disponibilità a pagare la sostenibilità

Come sottolineato da una recente indagine firmata dal Boston Consulting Group, la sostenibilità ambientale ha delle ricadute sui costi ed i consumatori devono in qualche modo contribuirvi.

Negli USA parrebbe però che la disponibilità ci sia, con un interesse a ridurre l’uso della plastica che, stando ad un sondaggio del 2019 di PBS NewsHour, vedrebbe il 24% del pubblico adulto disposto a pagare fino al 5% in più in nome del riciclo.

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Riciclare sistematicamente

Tuttavia, l’impegno dei produttori di utilizzare imballaggi riciclabili è che un pezzo del puzzle.

«Aumentare la riciclabilità dei materiali è un ottimo inizio, ma abbiamo bisogno di aumentare i tassi di riciclaggio effettivi dei vari materiali – ha detto in una nota Christine Montenegro McGrath, vicepresidente di Mondelez – Rispetto alle plastiche rigide come il PET, le pellicole di plastica flessibili, come gli involucri che utilizziamo per i nostri snack, rimangono difficili da raccogliere, smistare e rielaborare economicamente, perché l’infrastruttura non è concepita su larga scala».

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Gli obiettivi di Mondelez

L’azienda si dice vicina al raggiungimento del suo ultimo obiettivo, ossio quello di utilizzare il 5% di contenuto riciclato in peso in tutti i suoi imballaggi in plastica e di progettare tutti gli imballaggi per la riciclabilità entro il 2025. 

Secondo Mondelez, il 94% dei suoi imballaggi è già progettato per essere riciclato. 

Altri noti marchi stanno facendo altrettanto: Coca-Cola sta riducendo il suo uso di nuova plastica del 20% rispetto al 2018 e Nestlé sta spendendo 2,1 miliardi di dollari per passare dagli imballaggi in plastica vergine ai prodotti riciclati per alimenti.

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Speranze nella Presidenza Biden

Dopo l’era Trump, ci si aspetta un cambio di marcia con Joe Biden: a proposito dell’assenza di un vero piano federale per il riciclo degli imballaggi alimentari, il neo Presidente ha affermato che gli States, Paese di notevole influenza sullo scenario mondiale anche da questo punto di vista, dovrebbero eliminare gradualmente l’uso di sacchetti di plastica.

Su Biden stanno facendo pressioni diversi gruppi ambientalisti proprio perché si esprima in favore della riduzione della plastica nei packaging alimentari: ci sono però anche investitori che premono per limitare gli imballaggi in plastica monouso dopo che gli Stati Uniti non sono riusciti a firmare un accordo del 2018 con altri paesi del G7 che ne limita l’uso entro il 2040.

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