Dopo essere stati trascurati per molti anni o relegati a mere discussioni tra ambientalisti, gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, hanno con forza conquistato il palcoscenico dei buoni propositi aziendali, almeno affiancando quelli di fatturato e redditività. 

Usciti dall’equivoco che il loro conseguimento si esaurisse nella lotta, spesso di facciata, all’inquinamento atmosferico e che il problema si fermasse ai confini dei paesi in via di sviluppo, molte aziende hanno posto la sostenibilità come un vincolo da rispettare per il proprio sviluppo, individuando le azioni da svolgere.

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Fanno parte di queste azioni, solo per citarne alcune, gli investimenti in politiche “green” che favoriscono l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’attenzione alle politiche del lavoro che pongono al centro l’individuo ed i suoi diritti, il risanamento dei luoghi di lavoro, la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile, la sicurezza dei lavoratori.

L’accresciuta sensibilità nei confronti dei problemi legati alla sostenibilità, nasce in buona parte dai movimenti d’opinione giovanile che da alcuni anni stanno incalzando il mondo delle istituzioni e delle aziende per una decisa inversione di direzione nello sfruttamento delle risorse mondiali e nella salvaguardia del pianeta terra.

Obiettivi così vasti e richiedenti investimenti non trascurabili, rischiano però di non riuscire a trasmettere l’urgenza del problema e, nella pratica, stabilire cosa fare ai diversi livelli di competenza.

Una risposta viene da alcune riflessioni proposte dal sito MHD Supply chain che pongono l’accento su come è possibile raggiungere gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine attraverso i piccoli cambiamenti comportamentali quotidiani.

 

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Cambiare il modo di pensare

Spesso, infatti, un vero obiettivo di sostenibilità di lungo termine, si può conseguire cambiando il modo in cui le persone pensano ed agiscono quotidianamente.

Ad esempio, preoccuparsi per l’ambiente induce a fare qualcosa di serio ed immediatamente, se il nostro rapporto personale con la natura è di per sé positivo. E non ha importanza se il cambiamento che possiamo personalmente proporre ed attuare non è di quelli che catturano i titoli dei giornali.

Un’intervista condotta da MHD ad alcuni consulenti aziendali del comportamento, ha rivelato che la vera spinta a cambiare una tendenza consolidata può richiedere anni di analisi e studi che poi dovranno essere accettati ed implementati in un’azienda. Un percorso lungo e non necessariamente certo.

 

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Nel frattempo, tutti noi possiamo fare in modo che le persone coinvolte apportino cambiamenti nel loro modo di pensare mettendo in atto piccoli e progressivi aggiustamenti alla propria vita personale e professionale. 

Le scelte quotidiane, grandi e piccole, operate all’interno di una riflessione più generale sul significato della sostenibilità, possono utilmente incidere, ad esempio, sulla catena degli approvvigionamenti o sui sistemi di gestione della qualità. Pensare in termini di riduzione dei consumi ha ripercussioni in tema di energia dei trasporti e di acquisti aziendali, siano essi dedicati al packaging o alla cancelleria.

Cambiare mentalità diventa così più importante che fissare obiettivi, anche perché il cambiamento può portare le persone a scoprire nuovi modi per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità agendo in modo autonomo e senza coercizioni dall’alto.

Infine, un altro degli aspetti che l’intervista mette in luce è che un cambiamento di mentalità e dei relativi comportamenti in merito alla sostenibilità, deve ottenere il consenso di tutti i partner della supply chain in modo che si operi tutti nella medesima direzione, verso un futuro sostenibile.