Sarebbe la domanda dell’anno, se altri ben più gravi avvenimenti non tenessero giustamente banco da mesi a questa parte: l’eCommerce è sostenibile? Si tratta di un quesito non trascurabile per le aziende di logistica, le quali con quella sostenibilità, economica ed ambientale, debbono fare i conti ogni giorno.

Molti eventi organizzati in tutto il mondo da specialisti del settore vertono ormai da un po’ di mesi su tale questione, che riguarda anche da vicino l’impatto che le consegne generate dall’eCommerce hanno sull’urbanistica delle città, sui flussi di traffico e sulla qualità di vita dei cittadini, passando per l’impronta ambientale che tutto ciò produce.

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eCommerce: immateriale con ricadute materiali

Il vero problema è che gli acquisti online hanno delle conseguenze materiali sui luoghi e sui trasporti che li attraversano, ma la correlazione tra i primi e i secondi non è abbastanza esplicita da fungere da deterrente.

In pratica – ma, qui, si entra nella sociologia o nella psicologia delle masse – le nostre società non riescono ad avere il senso della misura e, nei confronti di una comodità come gli acquisti online, non sanno non abusarne.

Si dirà, perché privarsi di un tale servizio – e di tutti quelli che, a cascata, porta con sé?

In effetti rinunciarvi sarebbe un passo indietro, per altro improponibile per il nostro sistema economico, ma i primi a porsi dei problemi sulla sua gestione sono proprio gli addetti al settore.

 

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eCommerce, città e sostenibilità

L’acquisita crescita avuta nella coscienza comune sui problemi di tipo ambientale e la tensione delle città moderne a divenire ‘smart’ si contraddice in termini con quanto poi l’eCommerce induce a fare: un consumo senza limiti con la nascita di smisurate esigenze di spazio, trasporto e velocità di consegna.

Il primo impatto lo si ha sull’ambiente urbano, che non è stato pensato per accogliere tale flusso e che difficilmente può piegarsi a questa esigenza, trovandosi così a fungere da barriera per le ‘mareggiate’ degli ordini da consegnare.

Anche la nascita più o meno spontanea dei dark stores, che i marchi di distribuzione e vendita hanno fatto propria, non è che un tentativo organico di adattamento del sistema di smercio alle richieste generate dall’eCommerce; si tratta però di un fenomeno che provoca effetti collaterali ingestibili per le municipalità, dando un servizio, ma allo stesso tempo riducendo la qualità di vita per chi si trova nell’intorno dello store.

 

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Trasporti insostenibili

L’altro punto dolente è rappresentato dall’altra branca logistica direttamente coinvolta dall’ondata di consegne e ritiri dovuti al commercio online, ossia i trasporti.

Da una parte, nelle consegne, se ben gestite, si ripone molta fiducia per via della possibilità di ottimizzare i viaggi eseguendo grandi concentrazioni di ordini su pochi mezzi, con il minor numero di chilometri inutili percorsi e di stop effettuati.

Si tratta però di un risultato ottenibile soltanto con una organizzazione maniacale che riceva il supporto di dati attendibili e l’elaborazione degli stessi da parte di software appositi, cosa che non tutto il mondo della logistica ancora ha recepito.

Se la prospettiva è quella di tagliare fino al 30% i chilometri percorsi da ogni singolo pacco, la realtà è che l’enorme mole di ordini fatica ad essere gestita, vanificando gli impatti positivi e portando congestione e inquinamento fin dentro i centri città.

 

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Dare il giusto valore ai servizi

Se le municipalità in tutto il mondo stanno correndo ai ripari emettendo regolamenti appositi per la limitazione in determinate zone della presenza di centri di smistamento e consegna, al fine di tagliare il traffico sia privato che industriale, la stessa logistica che offre servizi legati all’eCommerce si sta interrogando sul valore dei suoi servizi.

La clientela è stata infatti ‘viziata’ con l’idea che anche la consegna più urgente e rapida possibile – in alcuni casi si parla di servizi ‘in giornata’ – abbia costi irrisori quando non inesistenti.

Il settore logistico sta però cominciando a ventilare l’ipotesi che sia giunto il momento di dare un valore reale a tali servizi, aumentando le tariffe in modo da indurre le persone a non abusare di prestazioni che dovrebbero essere giustificate da una vera urgenza e non solo dal fatto che, essendo possibile opzionarle, sono dunque preferibili.

Si tratta di una presa di coscienza forse tardiva, ma evidentemente qualcosa va fatto per riportare in un alveo gestibile gli effetti collaterali dell’eCommerce.