Tra la fine dell’estate e il mese di settembre 2026 il mercato dello shipping container ha mostrato segnali contrastanti. Da un lato, il graduale ritorno dei vettori nel Canale di Suez sta restituendo capacità alle rotte Est-Ovest; dall’altro, tifoni, congestione portuale e tensioni geopolitiche continuano a comprimere l’efficienza delle reti asiatiche.
L’impressione è quella di una supply chain globale in lenta normalizzazione, ma ancora lontana da una piena stabilità. I dati diffusi dalla Suez Canal Authority, dagli operatori logistici Kuehne+Nagel e Linerlytica e dagli indici Drewry World Container Index (WCI) e Drewry Intra-Asia Container Index (IACI) delineano un mercato diviso tra il recupero dei grandi corridoi intercontinentali e la persistente fragilità delle reti regionali.
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Suez torna a crescere
Secondo la Suez Canal Authority, tramite le dichiarazioni del presidente Osama Rabie, ad agosto 2026 il canale ha registrato 1.358 transiti navali, contro i 1.070 dello stesso mese dell’anno precedente, con una crescita del 27%. I ricavi mensili sono saliti del 56,7% raggiungendo 567,1 milioni di dollari, mentre il tonnellaggio netto è aumentato del 51,1%, fino a 68,3 milioni di tonnellate.
La ripresa è collegata al ritorno, ancora parziale, di vettori quali Maersk, Hapag-Lloyd, CMA CGM e Cosco sulle rotte del Mar Rosso. Secondo il report Container Capacity Insight di Drewry, i transiti attraverso Suez sono aumentati dai 41 della Week 37 ai 48 della Week 38, segnale di una capacità effettiva in graduale recupero dopo quasi tre anni di deviazioni attorno al Capo di Buona Speranza.
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Noli globali in progressivo riequilibrio
Secondo il Drewry World Container Index del 24 settembre 2026, il nolo medio mondiale si è attestato a 4.468 dollari per FEU, in calo dell’1% rispetto alla settimana precedente. La flessione è stata trainata dal trade Asia-Europa, dove le tariffe Shanghai-Genova sono diminuite del 5% a 3.835 dollari per FEU e quelle Shanghai-Rotterdam del 4% a 3.485 dollari.
Più rigida la situazione sul Transpacifico: Drewry rileva un aumento del 2% delle tariffe Shanghai-Los Angeles, salite a 7.838 dollari per FEU, mentre la relazione Shanghai-New York è rimasta stabile a 10.373 dollari. Contestualmente, i carrier continuano a controllare l’offerta: le partenze cancellate previste sono passate da 9 a 15 in una sola settimana.
L’Asia resta il principale fattore di rischio
Se i grandi trade mostrano alcuni segnali di miglioramento, il mercato regionale asiatico continua a evidenziare forti tensioni. Il Drewry Intra-Asia Container Index, aggiornato al 24 settembre, è salito del 6% a 1.491 dollari per FEU, registrando il quinto massimo storico consecutivo.
Secondo gli aggiornamenti operativi di Kuehne+Nagel, i tifoni che hanno colpito Shanghai, Ningbo, Yantian e Hong Kong hanno generato ritardi tali da coinvolgere circa 400.000 TEU.
Parallelamente, Drewry segnala tempi medi d’attesa di 83 ore a Shanghai e 38 ore a Ningbo nella Week 38 e, in Malesia, lo scalo di Port Klang continua inoltre a operare con una saturazione dei piazzali pari al 90%, secondo i dati riportati da Kuehne+Nagel.
Geopolitica, energia e congestione
Accanto alle difficoltà operative persistono le incognite geopolitiche. Le analisi Drewry evidenziano il deterioramento della situazione nel Mar Rosso, con il coinvolgimento delle forze Houthi lungo le coste yemenite e le conseguenti preoccupazioni per la sicurezza dello stretto di Bab el-Mandeb.
A ciò si aggiunge la componente energetica. Nel report IACI del 24 settembre, Drewry segnala che il Brent si mantiene sopra i 100 dollari al barile, alimentando il costo dei bunker e contribuendo alla volatilità tariffaria. Ne emerge un quadro nel quale il recupero di Suez migliora l’equilibrio delle reti globali, ma non elimina le vulnerabilità che continuano a condizionare flussi, capacità e noli nello shipping container mondiale.




