Ci sono un po’ tutti i grandi nomi della distribuzione in questa nuova ‘corsa’ all’autonomia per quanto riguarda quella fetta della logistica che è comunemente intesa come ‘shipping’. Gli anni della pandemia e, ora, quelli della guerra e delle crisi delle materie prime hanno lasciato un solco indelebile nell’esperienza dell’industria e dell’economia globali, spingendo chi può ad ibridarsi con la logistica stessa.

Ecco dunque che i distributori – a volte gli stessi produttori – si assicurano così di vedere le proprie merci viaggiare a prescindere dalle disponibilità dei vettori specializzati.

Leggi anche:
Cina, export in calo: le ripercussioni sullo shipping

Shipping in proprio

L’esternalizzazione dei servizi logistici ha indubbi vantaggi economici, che però si sono dimostrati arma abbondantemente a doppio taglio in questi ultimi 24 mesi.

Anzi, a volerla dire tutta, le compagnie di navigazione specializzate nella movimentazione container sono finite sotto il mirino di aspre critiche per la gestione degli scrollino inferti alla catena logistica dai blocchi pandemici, divenuti cagione di smisurati rialzi dei costi di servizio, ma anche di una drastica diminuzione dell’affidabilità degli stessi.

Il comparto della distribuzione si sta di conseguenza attrezzando per sottrarsi al potenziale ripetersi di queste circostanze, rendendo strutturali investimenti che in un primo momento parevano temporanei.

 

Leggi anche:
Dallo shipping al cargo aereo, la nascita dei nuovi colossi

 

Chi corre a costruirsi una flotta

Tra i nomi di quanti stanno facendo rientrare servizi logistici di varia natura ci sono i colossi della distribuzione, sia all’ingrosso, sia al dettaglio.

Si parla di Amazon, Ikea, Lidl, Walmart, Home Depot: aziende che coprono settori diversi del mercato e che movimentano miliardi di fatturato in tutto il pianeta.

Se da Amazon, che in primis è specializzata nella distribuzione, ci si aspetta un ampliamento del business anche al trasporto marittimo, la sorpresa sono i produttori come Ikea o i distributori come Lidl.

 

Leggi anche:
Biden attacca i rincari dello shipping, pronto l’Ocean Shipping Reform Act

 

Vera e propria diversificazione

Da un certo punto di vista si tratta di una diversificazione che porterà i differenti settori ad ibridarsi sempre più.

Amazon non fa che rafforzare la propria posizione dominante nel mondo della distribuzione, dopo la costituzione di Amazon Air, dotata di 85 velivoli cargo attivi negli scali USA e con progetti sull’Europa: adesso le partecipate del magnate Jeff Bezos si dotano di container e noleggiano direttamente navi mercantili.

Il modello d’altronde è già in casa e corrisponde a quello vincente di Amazon Web Services, che, forte dell’esperienza pluriennale interna, è passata a vendere i suoi servizi di web hosting a società terze: aerei e navi danno infatti la possibilità ad Amazon di offrirsi come corriere anche a chi non è fornitore diretto dell’azienda, andando a competere direttamente con gli operatori classici di shipping.

Nello UK è già attiva una divisione Amazon Shipping, secondo Morgan Stanley si tratta di un beta test per il lancio anche su altri mercati.

Leggi anche:
Shipping, la controversia delle mega-navi

Risposta agli oligopoli

Simile ragionamento si applichi a Walmart e Home Depot, le quali noleggiano navi e acquistano container per garantirsi un flusso vitale di merci da mettere sui propri scaffali, ma al momento senza l’ambizione di aprire un vero e proprio servizio disponibile anche a terzi.

È invece significativo quanto stanno facendo Ikea e Lidl, due marchi legati nell’immaginario alla produzione di mobilio e accessori per la casa e ai supermercati discount: entrambe stanno acquistando a loro volta contenitori per non dipendere dalle fluttuazioni di quel particolare mercato, nonché noleggiando direttamente navi.

Almeno nel caso di Lidl, lo Schwarz Group cui appartiene sta avviando un progetto ben più sostanzioso e destinato a durare nel tempo che si configura nell’ingresso sul mercato dello shipping della compagnia di navigazione Tailwind Shipping Line.

La registrazione presso il registro europei dei marchi è già avvenuta e lo stesso Gruppo ha confermato l’intenzione di voler competere nel settore marittimo con una flotta mercantile: si tratta di una risposta diretta alla dipendenza dalle grandi sorelle della navigazione e, si potrebbe leggere nemmeno tanto tra le righe, ai tentativi palesi di costituire degli oligopoli nella logistica mondiale