Il fattore vincente di fronte ad uno sconvolgimento degli equilibri come quello portato dal COVID-19 si chiama ‘capacità di adattamento’: il settore agroalimentare in Europa pare aver dato prova di possederne una giusta dose.

A sostenerlo è uno studio sulle prospettive a breve termine per il settore pubblicato dalla Commissione Europea, che indica la logistica dell’agroalimentare come esempio di resilienza.

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Resilienza ed adattamento 

Il mercato del food e della sua distribuzione e vendita è cambiato drasticamente in poche settimane.

A soffrire sono tutti quegli esercizi commerciali fisici come ristoranti, bar e piccoli negozi al dettaglio, che si sono trovati impossibilitati per mesi ad aprire o hanno dovuto farlo districandosi tra enormi limitazioni.

Dietro a questa punta dell’iceberg si nasconde una ripercussione forte sul settore alimentare dal punto di vista della domanda: sono infatti crollati i beni ritenuti superflui come vini di pregio e formaggi particolari, mentre è cresciuta la richiesta di alimenti ‘di base’ nella dieta di molti europei, come la pasta.

Il cambiamento di abitudini ha chiaramente influenzato le scelte, assieme alla diversa forma d’acquisto, prevalentemente on-line o presso grande distribuzione.

Malgrado il repentino cambiamento, la filiera e la distribuzione dell’agroalimentare hanno reagito rimodulandosi velocemente.

Nuove forme di distribuzione

L’agroalimentare ha giocato un ruolo fondamentale nei mesi di lockdown, permettendoci letteralmente di sopravvivere, ma adesso è di fronte ad una sfida ancora più difficile: la ripartenza.

Non sono infatti prevedibili i tempi e tantomeno l’assestamento delle nuove abitudini di consumo, con il settore della ristorazione ancora fortemente minato dalla spada di Damocle del virus.

Proprio il caso del vino è un esempio significativo: aumentato negli ordini al dettaglio, nelle previsioni della Commissione scenderà comunque di un buon 8% rispetto alla media di consumo degli ultimi 5 anni per via del mancato apporto di ristoranti e bar.

Al contrario, sono le carni bianche ad aumentare nei consumi rispetto allo storico.

Sempre che la ripresa non riveli nuove sorprese, magari positive.

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