Supply Chain dei carburanti, la coperta corta dell’Europa

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Tra le Supply Chain oggetto di attenzione in questi mesi, c’è quella che garantisce la sicurezza energetica europea. L’idea stessa di disponibilità dei carburanti sta subendo una fase di profonda trasformazione, orientata verso la presa di coscienza che essa non può più essere considerata un presupposto garantito in qualsiasi situazione. 

I recenti report del Hague Centre for Strategic Studies – tra cui ‘No Fuel, No Fight’, incentrato sulla stato della risposta militare olandese – hanno evidenziato come la supply chain dei carburanti sia diventata un elemento critico non solo per l’economia, ma anche per la capacità di difesa del continente. 

La prospettiva militare, un tempo marginale nelle analisi energetiche, sta purtroppo assumendo oggi un ruolo centrale, rivelando le fragilità strutturali che rischiano di compromettere la resilienza dell’Europa in caso di crisi.

Un sistema costruito per la pace

Il paradosso più agghiacciante è l’inversione nella scala dei valori del dibattito pubblico e strategico di quanto fatto in tempo e (soprattutto) in ottica di pace. Molte analisi di questo periodo, seppur asettiche, tendono a rialimentare una mentalità bellicista che era stata dimenticata in favore di scelte concepite solamente per scopi pacifici.

È in questo orientamento che vanno ricercate le motivazioni dietro alle scelte degli ultimi quindici anni, nei quali l’Europa ha progressivamente ridotto la propria capacità di raffinazione di idrocarburi, perdendo oltre un quinto degli impianti attivi e avviando un processo che potrebbe portare a una contrazione del sessantacinque per cento entro il 2040, se portata avanti. 

Questa evoluzione è figlia, come detto, di scelte industriali orientate all’efficienza in tempo di pace che hanno privilegiato la competitività dei mercati rispetto alla resilienza strategica, ma anche di una politica parallela di contenimento dei consumi e di maggior impiego di energie rinnovabili in favore dell’ambiente – aspetto che uno scenario di conflitto non contempla minimamente tra le proprie priorità. 

Qui si nota un punto debole oggettivamente utile da rilevare, per quanto occorra mantenersi in equilibrio etico, non confondendo un’osservazione ‘tecnica’ con un giudizio di debolezza nei confronti di una mentalità protesa al non creare le condizioni per un conflitto: la lentezza nello sviluppo dei carburanti alternativi finisce per accentuare ulteriormente il divario tra domanda e offerta nella UE, creando il vero problema del sistema energetico europeo, non ancora in grado in autosostentarsi con fonti alternative e, quindi, dipendente in modo strutturale da fonti esterne.

Com’è facile da intuire – è d’altronde sotto gli occhi di tutti, questo fatto diventa particolarmente critico nei momenti di tensione internazionale.

La vulnerabilità militare come nuovo paradigma

Rivolgendo lo sguardo proprio al settore militare, si tratta del comparto in cui le fragilità della supply chain emergono con maggiore evidenza

Le forze armate europee dipendono per loro natura da un flusso costante di carburante per mantenere la propria capacità operativa: il più ‘affamato’ di carburante è l’aviazione, dove la domanda è elevata e difficilmente sostituibile. 

Secondo le proiezioni, entro il 2040 l’Unione Europea sarà in grado di coprire solo un quinto del proprio fabbisogno di cherosene con la produzione interna e il concetto NATO del carburante unico, pensato per semplificare la logistica, finisce per amplificare la pressione su un sistema che già oggi mostra segni di affanno. 

La disponibilità di carburante diventa così un fattore determinante per la sicurezza collettiva, trasformando infrastrutture a destinazione civile come raffinerie, oleodotti e porti in asset strategici da proteggere.

La dipendenza dalle importazioni come punto debole

La crescente dipendenza dalle importazioni rappresenta uno dei principali punti di vulnerabilità dell’Europa. Entro il 2030 metà del cherosene necessario dovrà essere acquistato all’estero e, in uno scenario di crisi, questa quota potrebbe superare il settanta per cento entro il 2040

Una simile esposizione rende il continente sensibile alle interruzioni delle rotte commerciali e alle tensioni geopolitiche, trasformando la logistica energetica in un potenziale fattore di instabilità. 

La prospettiva militare contribuisce a ridefinire il concetto stesso di sicurezza energetica, che non può più limitarsi alla disponibilità economica delle risorse, ma deve includere la capacità di garantirne il flusso anche in condizioni avverse.

L’Italia nel quadro europeo

In questo contesto l’Italia occupa una posizione peculiare. Il Paese è un nodo logistico fondamentale nel Mediterraneo, con raffinerie e porti che movimentano volumi significativi di prodotti petroliferi e che svolgono un ruolo chiave nei flussi energetici europei. 

Tuttavia, come il resto del continente, ha visto ridursi la propria capacità di raffinazione e rimane fortemente dipendente dalle importazioni di greggio e carburanti. La sua collocazione geografica e il ruolo nei traffici internazionali la rendono un attore strategico, ma anche un territorio esposto a rischi di congestione o interruzione. 

Le iniziative avviate per aumentare l’autosufficienza energetica delle infrastrutture militari mostrano una crescente consapevolezza della necessità di rafforzare la resilienza, ma non eliminano le fragilità strutturali che caratterizzano l’intero sistema europeo.

Una situazione al limite

La supply chain europea dei carburanti somiglia alla proverbiale coperta corta, incapace di coprire simultaneamente le esigenze economiche, industriali e militari del continente

Ogni crisi internazionale rischia di mettere in luce nuove fragilità, rendendo evidente la necessità di una strategia che consideri il carburante non solo come un bene di mercato, ma come un asset strategico da proteggere

L’Europa è di fronte al bivio decisionale obbligato tra continuare a confidare nella stabilità delle rotte globali e investire in una maggiore autonomia, integrando la sicurezza energetica nella propria architettura di difesa.

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