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Trasporto merci, le inefficienze ricadono sui costi

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Camion che viaggiano semi vuoti, merci danneggiate e modalità di spedizione obsolete gonfiano i costi del trasporto e rendono inefficiente la supply chain. Ma è veramente così?

Sostenere che i costi del trasporto crescono ed incidono sull’efficienza della catena di approvvigionamento, è abbastanza comune.

Soprattutto in periodi in cui l’attenzione al fattore economico è particolarmente alto e, in qualche misura, il ricordo del periodo pandemico recita ancora un ruolo importante, si tende a ricercare le motivazioni di alcune voci di spesa ed applicare opportuni correttivi.

Come spesso accade, le aziende di trasporto americane sono particolarmente attive in questa costante ricerca, attraverso periodiche rilevazioni, di eventuali disservizi, con lo spirito meritorio di rimuovere le inefficienze e recuperare spazi di redditività.

Non stupisce quindi di trovare un indagine condotta da Drive Research, società di ricerche di mercato dello stato di New York, su un campione di oltre 200 aziende americane di trasporto e logistica.

La ricerca, commissionata periodicamente da una importante azienda del comparto logistico, si pone l’obiettivo di analizzare il comportamento dei trasportatori nell’anno appena concluso per individuare eventuali inefficienze nelle modalità di movimentazione dei camion e proporre adeguate soluzioni.

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Carichi parziali, danni e ritardi

Il sondaggio rivela in modo chiaro, e piuttosto allarmante, che la capacità sprecata e l’aumento dei costi ha messo a rischio la redditività delle aziende di logistica che avrebbero potuto invece trarre vantaggio da un mercato deflazionistico favorevole.

La causa consisterebbe, secondo il campione intervistato, nella cattiva gestione della capacità dei camion che solo il 55% dei trasportatori ha saputo o potuto saturare mentre il 21% dello spazio utile è andato sprecato in camion parzialmente carichi.

In particolare, risulterebbe che una spedizione su cinque di camion è stata movimentata completamente vuota nell’esercizio 2022 e che il tradizionale sistema di spedizione che prevede la tariffazione in base a camion completamente carichi (Truck Load TL) o a carico parziale ( Less Truck Load LTL), genera costi aggiuntivi.

Molto spesso le scelte sono anche il risultato della grande pressione sui trasportatori per il rispetto di tempi divenuti estremamente compressi e che portano ad accettare soluzioni di carico non ottimali.

Significativo osservare, inoltre, l’alta percentuale rilevata, ben l’86%, di caricatori che sono stati oggetto di una richiesta di risarcimento danni per carichi LTL, la cui copertura da parte del vettore è stata solo del 66%.

Il sondaggio evidenzia infine come la via da perseguire dovrebbe essere quella di pagare solo per lo spazio realmente occupato dalla merce, cosa che comporta però la necessità di condivisione della capacità disponibile tra più clienti.

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Un’altra narrazione in Italia?

Analoghe lamentele circolano in Italia e costituiscono da tempo alcune delle convinzioni radicate nel settore.

Non si dispongono di dati aggiornati sul settore a parte “Indagine sui trasporti internazionali di merci” di giugno 2021 della Banca d’Italia che registra come nel 2020, nonostante la pandemia, i costi dei trasporti stradali non sono aumentati in termini di tariffe, anzi sono diminuiti mediamente a livello europeo di circa il 2,5%, ma i ritardi, le lunghe procedure di controllo ed i ritorni a vuoto, si sono riflessi negativamente sui profitti degli operatori.

Si può anche fare riferimento a uno studio effettuato da GS1 Italy, associazione che riunisce 35.000 imprese di beni di consumo, in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università Cattaneo LIUC intitolato “Mappatura dei flussi logistici nel settore del largo consumo in Italia” che analizza l’evoluzione della catena logistica italiana dal 2009 al 2019.

Lo studio, seppur riferito ad una realtà pre covid, non dovrebbe fotografare una situazione molto differente rispetto a quella odierna in cui il ritorno alla normalità dei flussi commerciali è un dato ormai acquisito.

Il risultato più evidente che si può trarre è che quasi tre quarti dei veicoli che trasportano prodotti dagli stabilimenti alle piattaforme di distribuzione viaggiano carichi per oltre il 90% della loro capacità, con un aumento del 3% nel decennio 2009-2018.

Inoltre, il 98% delle consegne avviene nei tempi previsti e va rapidamente velocizzandosi.

La problematica dei carichi vuoti appare maggiormente legata ai viaggi di ritorno dove si incontrano maggiori difficoltà ad organizzare dei carichi.

I dati, pur nei limiti della loro acquisizione temporale, potrebbero probabilmente essere estesi a buona parte dei paesi europei, disegnando quindi una realtà diversa da quella d’oltreoceano.

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