L’esperienza mondiale legata alla pandemia ed all’interruzione di molte supply chain ha innescato una notevole mole di riflessioni sul concetto di resilienza delle catene di fornitura.

In questo articolo, avevamo visto che su cosa il Boston Consulting Group poneva l’accento per aumentare i fattori di prevenzione di eventuali prossimi eventi con un effetto domino su scala globale.

Nel medesimo documento sono riportate sei azioni principali che il BCG consiglia per tutte quelle aziende della Supply Chain che intendano ottimizzare i propri processi in ottica di prevenzione del rischio.

Ridisegnare la Supply Chain in 6 mosse

1.   Essere al passo con la realtà

Il primo punto potrebbe anche essere chiamato: ‘aprire gli occhi’. Essere realisti serve a leggere la realtà circostante per capire quanto la nostra supply chain è adeguata ad essa. Le situazioni economica e geopolitica danno un quadro un di informazioni in continua evoluzione, soprattutto sui livelli di esposizione al rischio che si possono correre: occorre disegnare una supply chain che tenga costantemente in considerazione questi input, senza paura di cambiare.

2.    Frammentare il rischio

Un buon modo per rendere il rischio sopportabile, è ripartirlo. Per fare ciò è necessario prima avere chiari quali sono i driver delle proprie performance e definire dei segmenti chiave all’interno del proprio portfolio: in base a questi sarà possibile decidere come e quanto correre degli eventuali rischi. Prodotti, impatto ambientale, bacini geografici di produzione e distribuzione, tecnologia, instabilità politiche, tutti questi sono fattori da tenere in considerazione nel quantificare e distribuire sui vari segmenti chiave il rischio.

3.    Avere piani d’azione ad ogni livello

Intervenire, se possibile prevenire, tempestivamente sui segmenti a rischio: ad ogni livello bisogna identificare delle opzioni e delle leve sulle quali agire quando è il momento. Ottimizzare la supply chain è fondamentale, per farlo è necessario capire dove risieda il maggior carico di rischio, avere scelto delle strategie per mitigarlo e avere ben chiaro in mente quale sia l’energia necessaria per attuare tali azioni.

4.    Progettare ogni livello della Supply Chain in base ai KPI

Ogni anello della catena di fornitura, ogni processo va pensato in dettaglio. Per ogni potenziale azione bisogna valutare i tradeoff tra rischi geopolitici e fattori come costi di produzione, logistica, tasse, accessibilità al mercato e resilienza. Per avere un approccio sensato ad ognuno di questi segmenti in ottima di miglioramento, è fondamentale definire i propri KPI, ossia i Key Performance Indicator.

5.    Fare degli stress-test

  Simulare scenari negativi per capire come si comporterebbe la vostra ‘nuova’ Supply Chain. Per avere un assetto effettivamente funzionante non basta saper leggere i rischi potenziali, è necessario fare delle ‘esercitazioni’ vere e proprie. Questo non solo per la vostra catena interna, ma anche per capire cosa succederebbe ai vostri network amici, ossia quelli che potrebbero influenzarvi indirettamente o direttamente. D’altronde, lo dicevano già gli antichi romani: «Si vis pace, para bellum», «Se vuoi la pace, preparati alla guerra». 

6.    Monitorare i dati, sempre

Una volta che la ‘nuova’ Supply Chain è ridisegnata, va provata. Non solo, una volta messa in esercizio va osservata molto attentamente: monitorare i dati serve ad avere uno storico utile in futuro, ma anche sul momento per vedere rapidamente cosa funziona e cosa no. L’osservazione, unita al quadro in evoluzione del mondo esterno (economia e geopolitica) danno modo di capire dove puntare la barra del timone per tempo.

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