Sembra terminare l’onda lunga delle congestioni portuali che, specialmente in partenza dall’Estremo Oriente ed in entrata in Nord America, provocava ritardi a catena nella filiera logistica globale. Da un lato si tratta di una buona notizia, dall’altro rivela una situazione di declino che è coerente con i cali produttivi e di consumi dovuti all’inflazione.

Sono diversi infatti gli scali europei che registrano cadute dei flussi non più giustificabili solo con lo strascico dei lockdown cinesi per il Covid. A proposito di scali portuali, sono proprio due indici che registrano l’andamento delle merci containerizzate a fotografare quanto sta accadendo: uno è il già citato in un precedente articolo Valencia Containerized Freight Index (VCFI), l’altro è il volume in TEU movimentate dai porti di Los Angeles e di Long Beach.

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Il calo delle congestioni portuali 

I livelli di congestione dei porti mondiali mostrano una tendenza al ribasso ovunque, a partire dalla Cina: dopo l’ultima, durissima, serie di blocchi autoimposti da Pechino alla gigantesca ramificazione di scali portuali che fanno capo a Shanghai risalenti alla scorsa primavera, nelle ultime due settimane di ottobre 2022 si è assistito ad un netto calo dei livelli di congestione.

Senza ancora ambire a toccare i livelli di efficienza pre-pandemici, la congestione degli scali portuali nel mondo si è ridotta nell’ultima settimana di ottobre del 10,3%, facendo meglio della settimana precedente (-8,9%). A dare un netto impulso è stata anche la ripartenza di molte unità navali, ferme in Asia per la Settimana D’Oro, periodo festivo tradizionale in Cina.

Linerlytica rileva come le congestioni portuali in Asia del Nord abbiano rappresentato il 32% del totale in atto nel mondo, quelle in Nord America il 30% e quelle in Europa solo l’8%.

 

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Stati Uniti, andamento lento

Negli USA la situazione non brilla per rapidità nel suo evolversi: le congestioni, come quella ormai cronica del porto di Los Angeles, migliorano, ma lentamente, più di quanto non accada in altre parti del mondo.

Sono gli stessi porti di Los Angeles e Long Beach a pubblicare dati negativi riguardanti i volumi di container in transito: per il Port Of Los Angeles la caduta in termini di TEU è del 25% sull’anno, con una netta accelerazione rispetto al 21,5% stimato solo un mese prima. 

Si tratta di un andamento molto basso anche rispetto alla media degli ultimi cinque anni – del 22% più alta – nonché il peggiore dal 2009.

Anche i volumi complessivi di TEU movimentati dal Port Of Long Beach si attestano in calo del 16,6% sull’anno: tra le motivazioni addotte dai dirigenti delle strutture terminalistiche vi sono la riduzione dei consumi da parte dei clienti nordamericani ed un’avvenuta deviazione di molte rotte, proprio a causa dei mesi di forte congestione, verso gli scali della East Coast e del Golfo del Messico.

 

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Nord Europa e Mediterraneo Occidentale

Sul Nord Europa si registra una situazione particolare, con l’andamento recessivo delle economie della zona Euro che condiziona l’andamento dei porti principali, come già analizzato in precedenza.

Ad ottobre, nello specifico, gli scali di Rotterdam, Amburgo, Bremerhaven e Southampton sono ancora invischiati in una dinamica di forti ritardi causati dall’arrivo con il contagocce delle navi container, i cui attracchi non rispettano ancora le calendarizzazioni.

Nel Mediterraneo Occidentale si verifica invece una diminuzione del Valencia Containerized Freight Index pari al -1,14% da ottobre a settembre: ad incidere sull’andamento della serie è, nel caso specifico dello scalo iberico, lo stallo dei rapporti commerciali con l’Algeria, che si porta dietro difficoltà con i porti di tutte le coste del Maghreb, Marocco e Tunisia compresi.

 

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Estremo Oriente

Per chiudere il report del VCFI, i dati relativi all’Estremo Oriente registrano un calo del -22,11%, sempre riferito al mese di ottobre e nel confronto sull’anno. 

Gli scali europei hanno registrato una diminuzione dei flussi di esportazione verso la Cina che si giustifica con il fermo della Settimana d’Oro, festività che ha interessato il Paese asiatico tra il primo ed il sette di ottobre. Normalmente nelle settimane precedenti avveniva una compensazione, con un aumento preventivo degli ordini, ma settembre 2022 aveva a sua volta fatto registrare un calo delle spedizioni, impegnando meno container del solito.