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Il Last Mile sarà sempre più liquido

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Atteso in crescita del 78% nei prossimi otto anni, richiede una vera apertura mentale rispetto ad oggi

In mezzo a tanti crucci, la Supply Chain ha almeno una certezza: il Last Mile continuerà a crescere. A dispetto dell’inflazione e del calo preannunciato dei consumi, la consegna nell’ultimo miglio è un servizio cui ormai si sono affezionati tutti e il cui costo è quasi ininfluente sull’acquisto in sé.

A meno che non vi sia un’involuzione dello stile di vita delle nostre società, l’ultimo miglio ha una prospettiva di crescita enorme davanti a sé, addirittura del +78% entro il 2030.

Per cavalcare questa opportunità è però necessario farsi delle domande, prima fra tutte quella che appare più scontata: che cos’è l’ultimo miglio? 

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Ultimo miglio multiforme

La prima questione è data dal ventaglio di possibilità che la consegna ultimo miglio offre oggi, sia lato consumatore che lato distributore.

Oltre alla classica consegna a domicilio, stanno prendendo sempre più forza i ritiri in negozio di acquisti online (Buy Online Pick In Store), le consegne presso punti di ritiro collettivi, la consegna sul marciapiede, ovunque il cliente voglia.

Questo fa sì che oggi l’ultimo miglio non possa nemmeno considerarsi per forza una consegna e basta, in quanto presso coincide con un ritiro, sia esso un reso o una vendita second hand.

 

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Scorte e successo delle consegne

Chi si occupa di ultimo miglio deve quindi avere una mentalità molto aperta se intende fare strada nei prossimi anni.

La realtà e le richieste dei clienti saranno sempre più liquide, flessibili, con la conseguenza di veder tramontare l’efficacia dei classici modelli organizzativi per la distribuzione.

Basti pensare alla necessità di far andare a vuoto il minor numero possibile di consegne: d’ora in avanti potrebbe essere necessario doversi mettere d’accordo con il cliente quasi in tempo reale, in base all’aggregazione di più consegne possibili per zona.

 

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Lotta all’inefficienza

Di fatto, l’ultimo miglio pesa per quasi la metà dei costi della catena di approvvigionamento e il suo crescere potrebbe portare ad un incremento delle emissioni inquinanti, alzando quindi anche il costo sociale della distribuzione, davvero forte nei prossimi anni.

Con i modelli attuali di distribuzione urbana le emissioni aumenterebbero del 32% entro il 2030 e questo è senz’altro evitabile rendendo più efficiente il processo.

Il Last Mile può guadagnare tempo e risparmiare soldi non velocizzandosi ulteriormente, bensì limando le inefficienze: circa il 5% di tutte ile consegne non vanno a buon fine, mentre in media un furgone viaggia pieno solo nel 44% dei casi.

C’è dunque margine da recuperare.

 

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Vincono le soluzioni alternative

Un sondaggio firmato Gartner sul mondo anglosassone rileva che il 75% dei venditori offre il ritiro degli acquisti online in negozio, mentre uno zoccolo duro di resistenti pari al 10% del campione non intende farlo per almeno due anni ancora.

Il 55% offre però la possibilità di citare l’acquisto davanti al punto vendita, senza dover entrare, il 45% presso un punto di prelievo self-service presso il negozio e il 40% anche presso armadietti lontani dal punto vendita.

Da considerarsi anche gli usi dei consumatori, specie dei più avvezzi all’eCommerce: nel regno Unito il 30% del campione appartenente alla generazione Y sfrutta la prenotazione di un prodotto per l’acquisto online non tanto perché realmente interessata, ma semplicemente per garantirsi un’opzione B mentre valuta oggetti di maggior interesse.

Questo comportamento ha una conseguenza diretta sugli inventari, in quanto li tiene bloccati senza portare ad una vendita, ma al contempo rappresenta un’opportunità se il venditore riesce a convincere il cliente a recarsi fisicamente in negozio.

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