All’escalation militare senza precedenti nel continente europeo dalla fine della seconda guerra mondiale, corrisponde un’escalation di sanzioni dell’Occidente unito contro le decisioni del presidente della Federazione Russa.

L’impatto di queste decisioni rappresenta l’arma a doppio taglio che esige un’analisi anche da parte della logistica internazionale, forse la prima di tutte le attività a scontrarsi con i cambiamenti in atto.

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Conseguenze fluide

Incertezza e fluidità, sono i due sostantivi che meglio descrivono la situazione generata dall’invasione armata dell’Ucraina da parte Russa.

Nel breve termine si possono notare una serie di effetti immediati: i due più evidenti sono il blocco degli spazi aerei, con i voli russi interdetti da gran parte del mondo occidentale e viceversa, e l’esclusione di una fetta consistente del sistema bancario russo dallo SWIFT.

A ciò si aggiunge l’inoperatività dei porti ucraini, sotto assedio, ed il blocco delle acque del Mar Nero, dove già due cargo hanno fatto le spese di quelli che si possono definire ‘incidenti di guerra’.

Il Wall Street Journal ha già sottolineato come il ridisegnarsi di ciò che è consentito o non consentito fare, del dove è lecito o non lecito passare, abbiano spazzato via rotte commerciali (navali, di terra e aeree) importanti, cruciali per alcune materie.

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Ricadute su chi e per cosa?

Conseguenze fluide, si diceva: già, perché capire esattamente chi e cosa farà le spese di quanto sta accadendo è impossibile.

Più facile è intuire che tutti ne risentiremo: subito l’opinione pubblica europea ha guardato al gas ed al petrolio, ma anche trasportare le merci costerà di più per via delle rotte più lunghe necessarie ad aggirare i blocchi.

Molto difficile immaginare, invece, il caso in cui alcune rotte non siano rimpiazzabili o rendano sconvenienti importazioni ed esportazioni: questo dipenderà anche dall’evolversi del conflitto e delle relazioni tra Russia e Occidente.

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Di qualcosa inizieremo a rendercene conto a breve: le forniture globali di grano provengono, secondo il mix pre-conflitto, al 29% dall’Ucraina. È evidente che questo non sarà più possibile nel medio termine e, dunque, pasta e pane, per dirla in modo spicciolo, ne risentiranno.

La Russia esporta da sola il 40% del palladio, usato nella produzione di chip per elettronica ed automobili: anche questo è un indizio di quel che potrebbe accadere con un’interruzione delle forniture.

Dalla Federazione Russa e dall’Ucraina arrivano però anche metalli e olio di semi di girasole, oltre che molti composti chimici, impiegati per ricavare una miriade di prodotti finiti.

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Una congestione locale (per ora)

Tra i primissimi effetti dell’invasione militare sono state registrate delle cadute nette nei volumi di import-export: nella settimana tra 21 e 28 febbraio 2022 le importazioni entro i confini russi sono cadute del 28%, mentre anche il petrolio e il gas che hanno attraversato la frontiera sono stati il 12% in meno. Contemporaneamente il settore industriale russo ha visto calare le importazioni del 56%, mentre il settore retail del 28% (dati FourKites).

In generale, i problemi si sono resi immediatamente sensibili in tutto l’Est Europa: i tempi di viaggio per le merci hanno registrato ritardi in aumento del 20% a partire dall’invasione, e sia le esportazioni dai porti europei che le evasioni di merci in partenza tra porti europei hanno subito aumenti delle tempistiche tra il +25% ed il +43%.

Cresciute anche le tempistiche di stazionamento in mare delle merci confezionate e di Food&Beverage per l’Europa (+55%); in generale, le tempistiche sono aumentate del 41% nell’Europa dell’Ovest, del 6% in quella dell’Est, del 26% in quella del Sud e del 17% nelle regioni più a Nord.

Per capire l’impatto economico sui container, basti pensare che uno shipment tra Rotterdam e Shanghai nel 2019 costava meno di 2.000 dollari a container, oggi può costarne fino a 54.000.

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A cosa porterà l’esclusione dallo SWIFT

Si tratta della domanda più complessa cui dare una risposta. In buona sostanza è una circostanza inedita, nessuno sa esattamente prevedere cosa accadrà.

Di sicuro, saranno molto difficili i pagamenti, dunque gli scambi commerciali saranno davvero ostici. Tra le conseguenze, figlie anche dell’impossibilità materiale di trasferire la merce da e per il territorio russo, molte catene e marchi di moda, elettronica, auto hanno deciso di sospendere produzioni e vendite a Mosca e dintorni.

Allo stesso tempo, per l’Occidente sarà quasi impossibile pagare determinate forniture ai russi, sebbene l’esclusione dallo SWIFT sia stata selettiva proprio per lasciare la possibilità di acquistare il gas da loro.

È anche vero che, senza il rallentare delle ostilità, altre sanzioni arriveranno, portando con sé l’allargamento del fronte di istituti bancari esclusi.

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Dunque, non si assisterà solo alla ‘fuga’ dei ricchi clienti russi, come avvenuto a Saint Moritz, dove molti sono rimasti senza carte di credito funzionanti e tantomeno contanti. Gli Stati Uniti, dall’aggredita Ucraina importavano nel 2021 il 28,7% in più rispetto all’anno precedente, soprattutto metalli e acciaio, ossia quelle materie prime già schiacciate dalla guerra dei dazi tra Washington e Pechino.

Dal punto di vista americano, però, c’è anche chi vede un lato egoisticamente positivo nella faccenda, con un ritorno di interesse verso le estrazioni di petrolio, di gas e le produzioni interne.

Ma è troppo presto per tracciare una linea tra perdenti e vincenti a lungo termine.