Smart Working sì o Smart Working no? La risposta giusta dovrebbe essere: Smart Working consapevole. Come analizzato in un precedente articolo, la pratica lavorativa ‘agile’, che può portare a vantaggi per entrambe le parti (azienda e dipendente), senza una chiara definizione normativa lascia campo libero a deformazioni.

Una ricerca eseguita dal broker assicurativo Mansutti su un campione di 30 aziende ha fotografato il polso della percezione aziendale dello Smart Working, ponendo una serie di accenti sui problemi.

Garantire continuità, rendimento e protezione degli asset è fondamentale per le imprese, perciò Mansutti ha elaborato un suo vademecum per mettersi al riparo dagli imprevisti.

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I 6 passi per uno Smart Working migliore

Quali sono, dunque, i sei step, ritenuti da Mansutti essenziali e utili alle aziende, per assicurarsi continuità operativa in ogni circostanza, rendimenti, protezione degli asset e mitigazione dei rischi?

Eccoli riassunti nell’elenco seguente:

  • Verifica della contrattualistica assicurativa in atto; mappatura e trasferimento dei rischi;
  • Negoziazione e Redazione di accordi di smart working collettivi e individuali;
  • Assessment e implementazioni in ambito data protection e cybersecurity;
  • Analisi degli spazi e relative destinazioni d’uso per produrre proposte progettuali inerenti lo smart working;
  • Elaborazione di un Piano di Business Continuity strutturato da aggiornare ogni anno;
  • Coordinamento di tutte le attività dedicate ai lavoratori: la formazione, la comunicazione interna ed esterna, le azioni di change management per realizzare e supportare l’evoluzione culturale e organizzativa aziendale.
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Il confine casa-lavoro: copertura assicurativa

Lo Smart Working, se analizzato seriamente, pone nuove questioni sul piatto. Per esempio, il confine lavorativo-personale, diventato più labile con lo smart working, ha evidenziato nuovi casi di infortuni che potrebbero non essere coperti dall’Inail: va verificata la definizione di eventuali polizze a copertura del solo rischio professionale per la concreta sovrapposizione del rischio da infortunio domestico a quello lavorativo. 

Eseguire un check della clausola di definizione della copertura professionale ed extraprofessionale nelle polizze infortuni e quella di assicurato nella copertura di responsabilità verso i prestatori di lavoro può fare la differenza. 

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Business Continuity, Disaster Recovery, Crisis Communication

Vi sono poi tre piani che in un’azienda non dovrebbero mai mancare, specie durante una situazione di ‘nuova normalità’ come quella attuale.

Si tratta del Business Continuity Plan aziendale, il piano organico che assembla il piano d’emergenza, il Disaster Recovery Plan e il Crisis Communication Plan.

Un BCP aggiornato ogni anno può fornire un grande vantaggio: l’impresa si prepara per gestire e affrontare futuri incidenti che possono minacciare le proprie funzioni vitali e la propria sopravvivenza nel lungo termine, così come la continuità operativa nel tempo. 

«Tra le altre cose, con il passaggio da remote working al ritorno in ufficio, dovranno essere valutate tutte le varie implicazioni che questa fase genererà – spiega ancora Tomaso Mansutti – Sarà sempre più necessario il coinvolgimento di professionisti di Business Continuity e Risk Management e di tutte le funzioni preposte alla sicurezza aziendale per aggiornare e mettere in pratica piani di risposta che facilitino la transizione verso la ‘nuova normalità’».

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Occhio alla cyber-security ed alle responsabilità

Verificare la presenza della copertura dei danni subiti a seguito di un errore del personale o di programmazione, o essere a conoscenza di quali responsabilità gravino sull’azienda in caso di violazione di obblighi di riservatezza e di sicurezza della rete, sono, invece, tra le azioni più importanti da compiere in ambito cyber. 

Secondo il Cisco Cybersecurity Report Series 2020, le aziende con oltre 100.000 record interessati dalla violazione dei dati più grave, sono aumentate dal 15% del 2019 a oltre il 19% del 2020. Le aree di business più colpite sono legate a quelle delle operazioni e alla reputazione del marchio, seguite dall’area finanze, proprietà intellettuale e fidelizzazione dei clienti. 

«Cambiamenti complessi da gestire, sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo, sono stati introdotti in realtà che non erano preparate ad accoglierli – commenta Mansutti – La conseguenza è stata una catena di incidenti, spesso causati proprio da azioni di risposta estemporanee».

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Workegg: alleanza tra realtà esperte per favorire lo smart change management

Per far fronte a tutte le diverse complessità, Mansutti, insieme a partner e professionisti esperti di consulenza legale, cybersecurity, architettonica, tecnologica e manageriale, ha dato vita al progetto di alleanza Workegg. Il suo obiettivo è fornire un servizio di smart change management. 

L’iniziativa è nata dall’esigenza di supportare contesti professionali e comunità aziendali nel processo di evoluzione organizzativa per mantenerne la competitività. Oltre a Mansutti, che gestisce l’area assicurativa nell’individuare le modifiche necessarie a colmare le lacune dei trasferimenti dei rischi, vi sono: Arclab, società di ricerca e servizi per i progetti di architettura; Rödl & Partner, team multidisciplinare internazionale in ambito fiscale, legale, giuslavorista, smart working; Twt, leader nel mondo di servizi Tlc e Ict; Maria Cristina Vaccarisi, esperta in progettazione e deployment di people strategy; Paola Brumana Cenciarini, esperta in well-being advisor, executive coach, mentoring; Visionando, gruppo esperto in piani industriali, digital transformation, M&A.  

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