Overpackaging nell’e-commerce: perché il problema è la supply chain

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L’overpackaging – argomento del Dossier di Logistica di Settembre – è generalmente associato a un’immagine tanto immediata quanto riduttiva: una scatola sovradimensionata che contiene un prodotto di dimensioni modeste, circondato da un volume apparentemente eccessivo di materiale di riempimento.

Sebbene questa rappresentazione, abbastanza comune nell’esperienza dei consumatori, abbia contribuito a portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica, rischia di semplificare un fenomeno che, osservato dal punto di vista della logistica e della supply chain, presenta caratteristiche assai più articolate.

Nella percezione comune l’overpackaging viene interpretato prevalentemente come una conseguenza di scelte di packaging inefficienti o di una limitata attenzione agli impatti ambientali. Tuttavia, le evidenze emergenti dalla ricerca sul settore suggeriscono una lettura differente, in quanto in molti contesti operativi l’eccesso di imballaggio non costituisce la causa di inefficienze logistiche, bensì il risultato di criticità che si manifestano a monte dei processi di confezionamento e distribuzione.

L’espansione dell’e-commerce rappresenta uno degli elementi che maggiormente hanno contribuito a questa trasformazione. Secondo Eurostat, con l’indagine “Online shopping in the EU keeps growing” pubblicata nel 2025, nel 2024 il 77% degli utenti Internet dell’Unione Europea ha acquistato online beni o servizi per uso personale almeno una volta nei dodici mesi precedenti, rispetto al 59% registrato nel 2014, per un totale stimato di circa 345 milioni di consumatori europei.

La digitalizzazione della domanda ha avuto come effetto diretto una crescente frammentazione dei flussi distributivi. Ciò ha modificato radicalmente il ruolo del packaging all’interno delle operations, trasformandolo da semplice elemento di contenimento e protezione a componente funzionale della progettazione logistica.

Oltre la definizione tradizionale di overpackaging

In letteratura, l’overpackaging viene comunemente definito come «l’utilizzo di materiali, peso o volume superiori a quanto necessario per garantire la protezione, la movimentazione e il trasporto di un prodotto».

Da un punto di vista operativo, tuttavia, tale definizione descrive la manifestazione fisica del fenomeno senza approfondirne i meccanismi generativi. Le ricerche sviluppate dal Green Transition Hub della LIUC Università Cattaneo mostrano infatti come l’overpackaging sia frequentemente il risultato di esigenze legate alla gestione della variabilità, alla protezione del prodotto, alla continuità operativa e all’efficienza dei processi logistici.

In questa prospettiva, scatole sovradimensionate, materiali di riempimento e volumi inutilizzati non rappresentano necessariamente inefficienze progettuali. Più spesso costituiscono una forma di compensazione organizzativa adottata per gestire incertezze informative, eterogeneità degli assortimenti e complessità operative che sono non soltanto la norma nel contesto dell’e-commerce, ma che aumentano costantemente.

L’e-commerce ha ridefinito il ruolo del packaging

L’aspetto più rilevante introdotto dall’e-commerce riguarda la trasformazione di ogni ordine in una vera e propria unità logistica autonoma. La  differenza fondamentale sta nel grande spartiacque tra retail fisico e commercio elettronico.

Nel retail tradizionale le merci vengono movimentate attraverso flussi relativamente prevedibili, caratterizzati da pallet standardizzati, economie di scala distributive e punti vendita che fungono da elemento di assorbimento delle variabilità.

Nell’e-commerce, invece, ciascun ordine deve essere preparato, confezionato, movimentato e consegnato individualmente. La conseguenza è l’esplosione della complessità operativa, soprattutto nei contesti caratterizzati da assortimenti ampi e da elevata eterogeneità dei prodotti.

La crescita del canale digitale è evidente anche dallato delle imprese: sempre secondo Eurostat, con il suo “E-commerce statistics”, nel 2024 il 23,6% delle aziende europee ha effettuato vendite elettroniche e il fatturato generato attraverso l’e-commerce ha rappresentato il 19,5% del giro d’affari complessivo delle imprese coinvolte.

In questo scenario il packaging diventa un elemento di stabilizzazione del processo logistico. L’imballaggio non è più progettato esclusivamente attorno alle caratteristiche fisiche del prodotto, ma deve adattarsi contemporaneamente ai requisiti di magazzino, ai processi di fulfillment, ai sistemi automatizzati di movimentazione e alle esigenze di trasporto.

Il packaging come strumento di gestione dell’incertezza

Una delle evidenze più interessanti emerse dalla ricerca promossa dalla LIUC Università Cattaneo, citata nel Dossier di Logistica, riguarda il rapporto tra overpackaging e variabilità operativa.

Gli operatori logistici devono gestire quotidianamente migliaia di SKU differenti per peso, dimensione, fragilità e requisiti di protezione. Per mantenere elevata la produttività e garantire tempi di evasione compatibili con le aspettative del mercato, le organizzazioni tendono a limitare il numero di formati di imballaggio disponibili, accettando una quota fisiologica di spazio vuoto all’interno delle spedizioni.

Lo stesso fenomeno emerge sul piano informativo, dove dati dimensionali incompleti, anagrafiche di prodotto non aggiornate e limitata integrazione tra gli attori della filiera inducono frequentemente gli operatori ad adottare margini di sicurezza aggiuntivi. In termini manageriali, il packaging diventa quindi uno strumento attraverso cui il sistema assorbe delle quote di incertezza operativa.

Da questa prospettiva, l’overpackaging può essere interpretato come un indicatore della capacità della supply chain di gestire complessità, piuttosto che come una semplice criticità riconducibile alla progettazione dell’imballaggio.

Il PPWR e il passaggio da una logica di materiale a una logica di sistema

Anche l’evoluzione normativa europea sembra muoversi nella medesima direzione.

Il nuovo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), Regolamento (UE) 2025/40 (testo disponibile su EUR-Lex), non si limita infatti a promuovere riciclabilità, contenuto di materiale riciclato e riuso degli imballaggi, anzi: una parte significativa della normativa è proprio dedicata all’efficienza complessiva del packaging e alla riduzione degli sprechi lungo l’intero ciclo logistico.

L’impostazione della Commissione Europea evidenzia un cambiamento sostanziale di prospettiva: l’imballaggio viene valutato non soltanto per le sue caratteristiche ambientali intrinseche, ma anche per la sua capacità di ottimizzare l’utilizzo delle risorse lungo la supply chain.

L’overpackaging assume così una valenza che trascende il packaging design. La sua analisi implica una riflessione più ampia sui processi di fulfillment, sulla qualità del dato logistico, sui sistemi di automazione, sulla collaborazione tra gli attori della filiera e sulla progettazione complessiva dei flussi distributivi. In quest’ottica, la scatola rappresenta soltanto l’elemento visibile di un fenomeno che trova le proprie radici nell’organizzazione della supply chain contemporanea.

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