Tra Capodanno Lunare e stop di Baltimora, lo shipping da e per gli USA registra un buon Marzo

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In crescita l’andamento dei volumi di importazione dei container negli Stati Uniti a marzo

Marzo 2024, mese funestato dal crollo del ponte Francis Scott Key e dal conseguente blocco forzato, sebbene temporaneo, del porto di Baltimora, l’industria della movimentazione container negli Stati Uniti ha mostrato una notevole resilienza che si è innestata sul quadro di un mese già di buoni risultati.

È nella prima metà del mese che gli USA hanno sperimentato il trend più robusto: le importazioni totali di container in quel periodo erano più alte di oltre il 22% rispetto all’anno precedente.

Marzo si presenta infatti con un aumento dei volumi di importazione, malgrado l’incidente di fine mese a Baltimora, e una diversificazione delle catene di approvvigionamento, cambiamenti che comportano implicazioni per il futuro del settore.

Import Container: USA in crescita a Marzo

Secondo un rapporto degli analisti di Descartes, i volumi di importazione di container negli Stati Uniti nel mese di marzo 2024 sono aumentati dello 0,4% rispetto a febbraio e oltre il 15% rispetto a marzo 2023. 

Sempre secondo Descartes i volumi di importazione di container negli Stati Uniti a marzo hanno raggiunto 2.145 milioni di Teu durante marzo, dato che lo classifica, nello storico, come il più alto mese di marzo dal 2019, superato solo dal picco di importazioni indotto dalla pandemia di COVID-19 nel 2021 e 2022.

Questo balzo avanti può essere attribuito in parte al Capodanno cinese (noto anche come ‘Lunare’, evento da sempre molto influente sui volumi di container e spedizioni disponibili sulle rotte da e per l’Asia), che quest’anno è caduto quasi tre settimane più tardi rispetto al 2023. 

La conseguenza è stata un aumento delle importazioni nella prima metà del mese, con un +22% rispetto all’anno precedente.

La classifica interna dei porti a Stelle e Strisce

Nonostante i primi dieci porti a stelle e strisce abbiano perso quote di mercato nel complesso, gli scali marittimi di Oakland (California), e Tacoma (Washington), entrambi sulla West Coast, hanno registrato i maggiori guadagni mese su mese, con importazioni in aumento rispettivamente del 6,6% e del 18,9%. 

Sulla East Coast, invece, l’andamento è stato meno deciso: il porto di New York e di New Jersey ha registrato una crescita del 4,5% m/m, mentre più a sud, i porti di Norfolk, Virginia, e Charleston, South Carolina, hanno visto aumentare i volumi di importazione del 5,6% e del 4,9% m/m, rispettivamente.

Malgrado le voci sui porti della costa occidentale che stanno recuperando quote di mercato a discapito degli scali della costa orientale a causa dei problemi del Canale di Panama e delle continue trattative sindacali con la United States Maritime Alliance (USMX), i primi cinque porti della costa orientale hanno comunque aumentato la loro quota di mercato a marzo e ora controllano oltre il 44% della quota di mercato complessiva delle importazioni.

La quota di mercato totale delle importazioni di container gestite dai 10 porti più grandi del paese è invece diminuita dello 0,3% mese su mese, scendendo all’84,2%. In questo stesso periodo dell’anno scorso, i 10 porti più grandi del paese gestivano oltre il 90% del volume totale di importazione.

Gli analisti deducono inoltre una maggiore diversificazione delle catene di approvvigionamento proprio per via del maggior smercio che arriva attraverso una moltitudine di porti e di fornitori, anche se proprio a questa frammentazione dei trasporti viene imputata la diminuzione di resa di alcuni scali.

Una bilancia delicata

Non tutto quel che luccica è però oro: il porto di Los Angeles ha visto diminuire i volumi di importazione del 7,8% mese su mese, mentre il porto di Baltimora, a causa del crollo del ponte Francis Scott Key, ha visto i suoi volumi di importazione diminuire del 15,7% mese su mese. 

A Los Angeles il trend è stato opposto rispetto al resto della nazione: i TEU sono diminuiti di oltre 30.000 per il secondo mese consecutivo quando, per gli altri, la prima metà del mese è stata prolifica e la seconda appesantita dal dirottamento delle navi normalmente abituata a fare scalo a Baltimora, ma comunque positiva. 

Tuttavia, l’Indice del volume dei TEU oceanici in entrata, che misura il numero di TEU in base a quando la nave parte all’estero, è attualmente l’11% più alto rispetto a questo periodo dell’anno scorso, che fa pensare ad un volume di importazione instradato su una traiettoria comunque di crescita.

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