Covid-19: come ci si protegge dal contagio nella logistica

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In un settore che ha come core business la distribuzione delle merci, non è facile pensare di riuscire a “fermarsi” di fronte all’emergenza Covid-19. Anche perché la logistica è il nerbo infrastrutturale dell’economia. Tant’è vero che il settore non è contemplato fra le chiusure previste dal Dpcm dell’11 marzo. La sfida è tutelare la salute pubblica evitando eccessive ripercussioni economiche. Le merci continuano a circolare, ma nelle realtà logistiche bisogna tenere altissimo il livello di attenzione: questo “vademecum” spiega come.

La logistica, se ci è concessa la metafora, è il “sistema circolatorio” dell’economia. La movimentazione delle merci è essenziale per il mercato, e se le filiere logistiche non funzionano alla perfezione si rischia l’implosione del sistema.

Uno scenario inedito

Poche semplici parole che ci possono aiutare a capire quanto sia complicato, in questi momenti di tensione, trovare soluzioni che, se da un lato tutelino la salute pubblica – mentre scriviamo l’OMS ha dichiarato il Covid-19 una pandemia, e i contagi in Italia crescono esponenzialmente -, dall’altro evitino conseguenze irreparabili per il sistema economico. D’altronde l’inquietudine è palpabile, e la cosa che fa più paura è che ci troviamo di fronte a uno scenario inedito per tutti.

La logistica non si ferma

Le stime parlano di un picco epidemiologico del Covid-19 verso fine mese e comunque di un periodo di ri-assestamento che è destinato a durare anche diversi mesi. E tutto ciò si sta facendo sentire anche sul piano economico. Va detto che nemmeno il decreto più restrittivo, quello dell’11 marzo, ha fermato la logistica. Anzi, le istituzioni si stanno muovendo proprio per garantire l’efficienza della filiera. Ma si parla già di una riduzione del 20% dei volumi, della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e un danno stimato in decine di miliardi.

Spesso si riducono ritmi e turni

Le imprese vanno avanti, dunque, ma spesso a ritmo ridotto, e sono chiamate ad adeguare la propria organizzazione del lavoro al nuovo, drammatico scenario. La buona notizia, in questi tempi bui, è che ci troviamo davanti a un nemico sì invisibile, ma tutto sommato già ben studiato e conosciuto, e pertanto abbastanza “prevedibile”. Chiaramente si tratta di agire sul versante della prevenzione, e in questo documento troviamo, oltre a un inquadramento scientifico del Covid-19, indicazioni operative ben precise, applicabili anche al settore della logistica, che tutte le aziende sono tenute a mettere in atto e a garantire per la salute e sicurezza di chi ci lavora a qualsiasi titolo: dai ruoli direttivi e amministrativi, che lavorano prevalentemente in spazi chiusi e non molto ampi come uffici e sale riunioni, a quelli più operativi, a partire dagli operatori di magazzino, per arrivare a responsabili di spedizione e agli stessi trasportatori, per nulla esenti dal rischio.

Covid-19: i rischi in azienda

Bisogna considerare la modalità di contagio del Covid-19: la più comune è quella che passa dal “droplet”, cioè la saliva in goccioline emessa durante colpi di tosse, starnuti o semplici dialoghi ravvicinati. Il contagio può avvenire anche attraverso il contatto con le mani, se sono state portate vicino alla bocca o agli occhi. Dimentichiamoci dunque le strette di mano di presentazione o a suggello di importanti accordi commerciali (che comunque è sempre meglio stipulare in remoto…). Contatti ravvicinati, mani che si stringono, baci, abbracci… tutte cose, insomma, che nella normale vita di qualsiasi azienda avvengono quotidianamente. Così come i viaggi di lavoro, che allo stato attuale sono evidentemente tutti annullati o se non altro posticipati.

Per chi lavora accanto…

E’ per queste ragioni che sono state chiuse scuole, punti di aggregazione e comunità, fino addirittura a parchi e mercati, e che anche nei luoghi rimasti aperti, come appunto le fabbriche, è importantissimo innanzitutto mantenere la “distanza di sicurezza”. Almeno un metro, se si lavora l’uno accanto all’altro, ma meglio comunque due (obbligatori se si lavora di fronte). In quest’ottica è evidente che può rivelarsi necessaria una riorganizzazione del lavoro di magazzino, così come una gestione delle spedizioni e dei trasporti che preveda un solo operatore in postazione o alla guida. Proprio a proposito dei trasportatori, va detto anche di fare attenzione a chi incontrano a destinazione, perché il loro lavoro li porta naturalmente a entrare in contatto con molte persone diverse in un raggio di centinaia di chilometri.

Turnazioni e riorganizzazioni

Se pensiamo all’organizzazione di molte aziende, ciò si può ottenere attraverso un’adeguata alternanza o turnazione, una temporanea modifica dei ruoli e degli orari, comunque evitando che gli operatori stiano troppo vicini fra loro. La mascherina può essere utile in caso di contatto costante e frequente (anche se l’OMS la raccomanda solo a chi è positivo), così come altri dispositivi di protezione individuale. In casa come in azienda, perché di fatto le persone con cui quotidianamente lavori sono equiparabili a familiari quanto a distanze e tempi di contatto.

No a capannelli, incontri, compresenze

Ciò che va comunque evitato sono gli assembramenti: non più “capannelli”, riunioni ravvicinate, strette di mano, incontri vis-à-vis. Meglio, ove si può, affidarsi allo smart working (naturalmente stiamo pensando al personale amministrativo), a formule di lavoro agile e a piattaforme virtuali per meeting e appuntamenti improcrastinabili. Il tutto nell’ottica di ridurre le compresenze allo stretto necessario. In questi casi, come ormai ben sappiamo, è possibile ricorrere a misure straordinarie come la cassa integrazione ordinaria causata da Covid-19, o l’invito a godere di ferie o permessi, a partire da quelli ancora da recuperare entro aprile.

Una riorganizzazione necessaria

Bisogna anche precisare, come stiamo vedendo in molti casi, che tale riorganizzazione nelle aziende è necessaria per legge: basta infatti non garantire un solo aspetto previsto dalle norme per costringere l’azienda a chiudere. Attenzione anche alle donne in stato di gravidanza: sono considerati soggetti a rischio, come per tutte le infezioni respiratorie di origine virale, e ai lavoratori rientranti nei “casi accertati” o oggetto di quarantena preventiva imposta dagli organi competenti: in questo caso si richiede all’azienda di neutralizzare il periodo di malattia ai fini del conteggio utile alla conservazione del posto; insomma, di eliminarlo dal cosiddetto “periodo di comporto”.

Attenti a comportamenti a rischio

In ogni caso anche i dipendenti dovranno fare attenzione: quando si tossisce o si starnutisce, ad esempio, è meglio farlo in fazzoletti chiusi (da gettare immediatamente nei rifiuti), evitando di entrare subito dopo in contatto con altre persone. Si può anche tossire nella piega del gomito flesso, ovviamente lavandosi subito le mani (strofinandole per almeno 20 secondi, ma meglio arrivare al minuto). Se l’acqua e il sapone non sono disponibili, bisogna utilizzare un gel idroalcolico che contenga almeno il 60% di alcol. Qui sta all’imprenditore metterlo a disposizione.

Spogliatoi e altri ambienti a rischio

Tutto questo, che vale negli uffici e nei magazzini, si estende naturalmente anche ad altri ambienti dell’azienda, potenzialmente ancora più rischiosi: pensiamo ad esempio agli spogliatoi. Se si vogliono lasciare aperti (e in molti casi è utile, perché vi si trovano lavandini, docce e altre strutture per l’igiene personale), occorre contingentare il numero di persone, definendo un tetto massimo e ordinando gli ingressi sulla base di criteri ben chiari e stabiliti, come ad esempio la posizione dei singoli armadietti, richiedendo operazioni di igienizzazione e sanificazione straordinaria delle superfici, ad esempio ogni turno.

Uno strumento utilissimo

E’ fortemente consigliato prevedere turni aggiuntivi di pulizia e igienizzazione non solo delle postazioni di lavoro, ma anche dei bagni, spogliatoi, spazi ristoro. Proprio questi ultimi, insieme alle mense, sono tra gli ambienti più a rischio, per evidenti ragioni, e sono dunque tra quelli che meritano una maggiore attenzione. Dalla gestione degli alimenti a quella delle superfici, dalla pulizia alla segnaletica orizzontale, nulla può essere lasciato al caso. Una lettura attenta di questo “vademecum” fugherà ogni dubbio.

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