Un copione che si ripete, di potrebbe dire, è quello delle mosse che Amazon prevede di attuare negli Stati Uniti per tenere il passo con gli ordini on-line che le arrivano.

Beni di prima, primissima necessità (come le immancabili mascherine), ma anche di seconda se non terza, come libri o anche giochi e trucchi.

In ogni Paese si è discusso dell’opportunità di escludere temporaneamente certi articoli dai cataloghi on-line, ma di fatto la maggior parte degli acquisti è rimasta possibile e la strategia preferita dai colossi della distribuzione via web è l’istituzione di canali preferenziali per le merci sanitarie, dietro tutto il resto.

Cosa e come fare non è problema solo di Amazon, anzi, è condiviso da tutte le compagnie di eCommerce e a volte anche da chi normalmente si occupa di vendita diretta. Senza trascurare che per questo settore logistico – che comprende una filiera che va dalla gestione dell’ordine al magazzino alla spedizione e consegna – il lavoro è, di fatto, notevolmente aumentato.

LEGGI ANCHE eCommerce: da due piattaforme la metà delle spedizioni mondiali

Con il Covid-19 tutti scoprono l’eCommerce

Forse tutti tutti no, ma molti più di prima sì. O, se non altro (sarebbe interessante analizzare dei dati a riguardo), chi già lo conosceva per utilizzi saltuari, adesso vi si appoggia più sistematicamente.

D’altronde è comodo e, in tempi di lock-down, finanche necessario ricorrervi – basta pensare alla possibilità di ordinare la spesa e farsela recapitare a casa.

Uno dei Paesi più colpiti dall’emergenza Coronavirus in Europa dopo l’Italia, la Spagna, ha registrato punte di crescita degli ordini on-line che hanno raggiunto il 55% in più rispetto alla media stagionale solita.

Con il procedere del lock-down cambiano anche i comportamenti sul web degli acquirenti: ad inizio periodo si è registrata la crescita maggiore, dovuta forse anche ad un irrazionale corsa alle scorte; adesso si normalizzano in parte i flussi (i cugini iberici nell’ultimo mese si sono riassestati su un più modesto +24% di acquisti on-line), ma emergono alcune voci come più gettonate: materiali scolastici, attrezzi da lavoro e giardinaggio, alcuni generi alimentari come il vino.

Frutto di una regolarizzazione delle nuove abitudini in regime di clausura.

Allo stesso tempo registrano delle contrazioni i settori della moda e delle calzature, che pagano il mancato rifornimento delle scorte (e, in una certa parte, la minor attenzione al guardaroba nella situazione attuale).

La crescita del consumo via internet porta ovviamente con sé un primo problema: evadere gli ordini. In Spagna, ad esempio, i prodotti di minor importanza, scalzati da quelli di prima necessità, hanno tempi di consegna che arrivano sino a giugno.

LEGGI ANCHE L’eCommerce cambia l’immobiliare logistico

Amazon e i supermercati: assunzioni e trasformazioni

La risposta di chi lavora nell’eCommerce è chiara: non un ordine va perduto. È naturale che il ragionamento appaia cinico in un momento dominato dalla preoccupazione per la salute, ma risponde ad una logica di necessità industriale cercare di soddisfare questa inattesa richiesta da parte del mercato.

Così, se si fanno doverosi distinguo sulla priorità delle merci (prima i dispositivi medici, nessuno discute su questo), anche un nuovo set di brugole ha diritto ad essere consegnato.

Dal punto di vista organizzativo, Amazon, che sconta l’esperienza europea, ha annunciato per gli Stati Uniti un nuovo investimento da 500 milioni di dollari, oltre ai 350 milioni già previsti: questi serviranno anche ad aumentare le paghe di quanti stanno lavorando nell’emergenza.

Per coprire lo sforzo del momento, la società americana ha anche pensato di rafforzarsi con 75mila nuove assunzioni, che si sommano alle 100.000 persone già messe sotto contratto in tempi non sospetti.

Rafforzare il personale dedicato all’on-line è diventato prioritario anche per chi normalmente viene identificato con la vendita fisica. Proprio nella prima citata Spagna, ad esempio, la catena di supermercati Dìa ha approfittato della nuova condizione dettata dal Covid-19 per accelerare la sua trasformazione in piattaforma di eCommerce alimentare.

Otto punti vendita sul territorio iberico sono stati trasformati in “dark store”, ossia chiusi al pubblico e dedicati alla preparazione degli ordini, mentre 1.000 nuovi addetti all’eCommerce sono stati assunti. La catena è, adesso, in grado di coprire la domanda in 500 città spagnole: da notare è come l’iniziale boom di ordini provocato dal timore per l’isolamento è stato sfruttato per cogliere nuova linfa commerciale.

Una strategia diversa da quella adottata dalla stessa Dìa in passato – che si appoggiava su Amazon Prime Now – e da Carrefour, che sta sì rafforzando il settore on-line, ma che in diversi Paesi è alleata con Glovo per l’ordine ed il recapito della merce.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.