Per le Camere di commercio di tutta Italia individuare fabbisogni, esigenze e tendenze infrastrutturali e logistiche delle imprese è fondamentale per orientare al meglio le politiche di intervento ed investimento.

Grazie all’indagine pubblicata da Uniontrasporti, che è la società consortile in house di Unioncamere e delle Camere di commercio, specializzata su temi inerenti alle infrastrutture di trasporto e logistica, si è adesso a conoscenza del quadro complessivo dei fabbisogni e delle esigenze infrastrutturali e logistiche della business community. 

 

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L’indagine: il metodo 

Realizzata con il supporto di Format Research, Istituto di Ricerca operativo dal 1992 in Italia ed Europa, l’indagine è stata realizzata con sistema Cati (Computer Aided Telephone Interview) ed è stata svolta su un campione statisticamente rappresentativo di imprese della manifattura e dei trasporti e della logistica che insistono su tutto il territorio nazionale. Nel periodo dal 13 maggio al 14 giugno 2021 sono state raccolte complessivamente 6.404 interviste andate a buon fine. 

Nel corso della raccolta dati, tra le aziende contattate – in totale 1.648 

– è stata registrata una quota consistente di imprese che, in assenza di ristori, avrebbero rischiato di scomparire già nel primo post-lockdown di maggio 2020. Si tratta delle cosiddette “imprese zombie”, che non sono ancora riuscite a tornare ai livelli pre-pandemici e che rischiano di chiudere. 

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Organizzazione dell’impresa e mercati di sbocco 

In termini di export sul fatturato aziendale dall’indagine si evince che, nel 2019, il 76,1% delle imprese ha effettuato solo trasporti nazionali. Per circa il 7%, invece, l’export prodotto con committenti esteri ha inciso oltre il 50% sul fatturato totale aziendale. 

In particolare, a livello regionale il Friuli Venezia Giulia è la regione in cui, più di tutte, l’export ha inciso fino al 10% sul fatturato totale aziendale (18%), mentre all’estremo opposto il Molise è la regione in cui il fatturato aziendale è derivato per il 96,9% da trasporti nazionali e solo un 1,4% da committenti esteri. 

Il 38,8% di imprese ha dichiarato che, nell’ultimo biennio, l’area di provenienza delle merci è coincisa con la loro area di localizzazione, situazione analoga se consideriamo la 

destinazione delle merci (38% nella stessa area di localizzazione degli intervistati). Il 29,4% ha gestito merci provenienti dall’Italia.
In media circa otto imprese su dieci (74,3%) hanno utilizzato in prevalenza il trasporto tutto strada, il 7,6% il trasporto combinato strada-mare e solo il 5% i servizi di autostrada viaggiante. Il container è stata l’unità di carico maggiormente impiegata nel corso dell’ultimo biennio (34,6%), a seguire le rinfuse solide/liquide e la cassa mobile. 

 

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Accessibilità del territorio 

Oltre il 36% delle imprese ritiene ottima o buona l’accessibilità della propria provincia rispetto alla rete autostradale. Nel dettaglio, se nella Provincia autonoma di Bolzano il 10% degli intervistati ritiene ottima l’accessibilità alla rete stradale e autostradale del proprio territorio, in Calabria ben il 64,6% delle imprese intervistate la ritiene molto carente. In generale è soddisfacente anche il giudizio sugli aeroporti (quasi il 29% ritiene l’accessibilità molto buona e il 39% sufficiente). Da questa indagine, gli interventi ritenuti più urgenti dalle imprese del comparto sono risultati: migliorare l’accessibilità ai centri urbani (39%), completare in tempi rapidi gli interventi in corso (38,5%) e potenziare l’intermodalità ferro-gomma-mare (22,9%). 

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Digitalizzazione e innovazione 

In termini di applicazioni informatiche il 45,8% delle imprese ha dichiarato di utilizzare applicazioni gestionali per la contabilità, la finanza e il controllo di gestione, il 21,7% servizi in cloud, il 18,6% piattaforme di comunicazione e collaborazione.
Il 52,2% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere un sito web: tra queste il 35,1% lo utilizza solo come vetrina, il 17,1% come strumento per interagire con l’esterno. In quest’ottica, le imprese liguri risultano le più virtuose, con la percentuale più elevata di aziende che hanno un sito web utilizzato anche per interagire con l‘esterno (25,4%); all’opposto, l’Abruzzo ha la percentuale più alta di aziende che non possiedono neanche un sito web (75,4%). 

Del 17,1% di imprese che hanno un sito web che interagisce con l’esterno, il 40,7% lo utilizza per l’e-commerce, il 37,8% per contatti con fornitori e partner. 

 

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Competenze e strumenti digitali 

Per quanto riguarda il tema delle competenze in ambito digitale, solo il 26,7% delle imprese ritiene di avere gli strumenti e le capacità necessarie per cogliere le opportunità del digitale: il 30,1% delle imprese intervistate deve ancora dotarsi degli strumenti informatici adatti. In questo ambito, il Piemonte risulta la regione più innovativa in quanto solo il 21,6% delle imprese intervistate ritiene di non avere le competenze e gli strumenti informatici adatti, percentuale che tocca il picco del 63,4% in Basilicata. 

In particolare, software gestionali, 4G/5G e fibra ottica sono gli strumenti digitali in cui le imprese pensano di investire nel prossimo triennio. La semplificazione delle procedure burocratiche e amministrative, l’ammodernamento organizzativo e digitale e il completamento dell’infrastruttura di connettività della banda ultralarga sono invece gli interventi ritenuti prioritari dalle imprese del comparto per poter beneficiare della transizione digitale. 

La velocizzazione dei rapporti con clienti e fornitori, la semplificazione documentale e normativa, la riduzione dei costi rappresentano i principali benefici che le imprese ritengono di poter trarre dalla digitalizzazione. In particolare, secondo le imprese intervistate, la digitalizzazione applicata alle infrastrutture di trasporto potrebbe migliorare l’interazione tra utente e infrastruttura e ottimizzare la gestione della fase di trasporto. 

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Sostenibilità e transizione ecologica 

Ora più che mai la filiera dei trasporti e della logistica deve puntare alla riduzione dell’impatto ambientale e dell’inquinamento. Dall’indagine di Uniontrasporti-Format Research si evince che le imprese del comparto stanno andando nella direzione giusta in tema di sostenibilità e transizione ecologica: il 41,1% delle imprese intervistate ha acquistato mezzi a minor impatto ambientale, il 18,1% ha cercato di compiere azioni meno inquinanti, il 17% di migliorare la capacità di carico dei veicoli. Tra le regioni che hanno investito maggiormente in termini di sostenibilità spicca il Molise con un’altissima percentuale di imprese che hanno acquistato nuovi mezzi a minor impatto ambientale (66,6%). 

Investire in mezzi a basso impatto, ricorrere a fornitori attenti alla sostenibilità e formare i dipendenti per migliorare la sensibilità sulle politiche green sono le strategie che le imprese vogliono adottare in futuro. Beneficiare degli sgravi fiscali, migliorare la propria immagine e il minor impatto sull’attività aziendale (non dovendo subire i divieti di circolazione per i veicoli più inquinanti) sono i principali benefici che l’azienda potrebbe trarre dalla sostenibilità. 

“Gli esiti di questa parte dell’indagine sono molto significativi e confermano la tendenza delle nostre imprese a un maggior ricorso a modalità di trasporto più sostenibili e all’attuazione di processi di economia circolare. Già nelle iniziative contro le limitazioni tirolesi al Brennero, portate avanti da Uniontrasporti e dal sistema camerale, era emerso un cambio di mentalità dell’autotrasporto italiano, pronto a rinnovare il proprio parco veicolare a favore di un trasporto e di una logistica ecosostenibili. Se riusciremo ad aumentare l’uso di mezzi più sostenibili e il modal shift a favore della ferrovia, la logistica del nostro Paese potrà diventare ancora più efficiente e competitiva” – ha dichiarato Antonello Fontanili, Direttore Uniontrasporti. 

 

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Semplificazione normativa e rapporti con PA 

In termini di interventi per semplificare l’applicazione delle norme, le imprese coinvolte ritengono necessari la facilitazione dell’accesso ai fondi e agli incentivi per l’acquisto di mezzi e attrezzature, la maggior chiarezza dell’attività amministrativa/normativa e la semplificazione delle procedure per le autorizzazioni. Quasi nove imprese su dieci sono a conoscenza del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). In particolare, l’Umbria risulta la regione più competente sul tema, con un’alta percentuale di imprese (46,8%) che dichiara di conoscere i contenuti del Piano nel dettaglio. 

Dell’85,8% di imprese che sono a conoscenza del PNRR, circa il 59% lo ritiene molto o abbastanza vantaggioso per risanare i danni creati dalla pandemia. Sostegno economico mediante contributi a fondo perduto, assistenza e supporto alle imprese e momenti di informazione e aggiornamento sono, secondo le imprese intervistate, le attività che le Camere di commercio dovrebbero attuare per favorire la transazione digitale. 

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