Sistema logistico, sistema nevralgico del Paese: lo riconoscono anche i Dpcm che per causa di forza maggiore – il Covid-19 – hanno imposto lock down a tutta Italia e a tutte le attività non “strategiche”.

Strategiche, appunto, non immortali ed insensibili alla crisi di liquidità che l’emergenza sta provocando con l’arresto di tanti comparti. Se è impossibile, infatti, pensare che la logistica si fermi – che vorrebbe dire arrestare la catena di fornitura per l’industria e tutta la filiera di distribuzione della Supply Chain che garantisce quei beni indispensabili per sopravvivere – è altrettanto impensabile che essa continui in assenza di liquidità finanziaria.

L’allarme, già anticipato dalle richieste di accesso facilitato al credito dei giorni scorsi, arriva da più fronti. Il coro comprende le voci delle associazioni di settore, che fotografano le esigenze delle aziende nei campi di pertinenza: che siano magazzinieri, spedizionieri o trasportatori, però, la musica non cambia.

Dove si rischia di più e cosa serve dunque?

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Lo scenario: calano i fatturati ed il PIL

Intanto c’è da capire la situazione: tra lock down in Cina prima, con il singhiozzo delle forniture dall’Oriente, e le quarantene in casa nostra seguite da quelle nel resto dell’Occidente si è generata una situazione che, con tempi sfalsati, ha portato a rimanere strozzati tra la carenza di materie prime ed il paradossale eccesso delle stesse paralizzate in porti ed aeroporti. 

Tutto ciò perché ora, ad avere gli impianti chiusi, siamo noi. Per chi lavora nel trasporto si somma poi la contraddittoria condizione di essere “attività strategica”, quindi inarrestabile, con limitazioni però dovute sia alla chiusura di comparti industriali non strettamente necessari – doveroso, sia chiaro, ma non indifferente nei bilanci della aziende che da essi dipendevano – sia alle restrizioni che limitano l’attività da e verso l’estero.

È in atto da fine febbraio una contrazione dei consumi, delle produzioni e degli scambi commerciali che si sta riversando sia sui fatturati delle aziende che operano nella logistica, sia sul bilancio nazionale.

La logistica, il trasporto merci e le spedizioni rappresentano il 9% del PIL italiano, un PIL che, secondo il Centro Studi Fedespedi, nel 2020 registrerà una contrazione compresa tra il 4% ed il 7%.

Percentuali non da poco, difficili da digerire ma diretta conseguenza della contrazione dei volumi di merce movimenta, che il Centro Studi di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) prevede intorno al 20-25% in meno.

Il calo dei fatturati, nel settore dell’autotrasporto merci ad esempio, è drastico: la chiusura dei cantieri ha portato punte di riduzione fino al 90%, con una media che si attesta sul 60%. Se negli ultimi dieci giorni di Marzo 2020 il Cerved stimava una perdita del 30%, sono bastate due settime di ulteriore lock down per farla raddoppiare.

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Logistica al blocco senza contromisure finanziare

La questione centrale non richiede molto sforzo per essere afferrata: la logistica è, come la definisce Silvia Moretto, Presidente di Fedespedi, un settore “labour intensive, ossia ad alto ritmo. Quello stesso ritmo al quale devono girare le risorse, altrimenti la macchina si inceppa.

Se è innegabile che tutto il Paese stia attraversando una crisi senza precedenti e dai contorni difficili da intuire e governare, la logistica rischia di essere il baluardo cui viene chiesto di resistere senza munizioni: la crisi di liquidità finanziaria ha, infatti, conseguenze immediate sui bilanci delle aziende.

Gli esempi più chiari vengono dai fatti: Fedespedi lamenta che, a causa delle condizioni createsi, sono molte le imprese clienti che chiedono dilazioni di pagamento e delle scadenze.

Allo stato attuale, le rilevazioni Confetra parlano di 2,5 miliardi di euro di crediti insoluti che minano la certezza dello stipendio per i gli addetti.

Gli occupati nella logistica italiana sfiorano il milione, con 50mila persone nel solo comparto delle spedizioni.

Le lettere al Governo, in attesa di risposte

Sul fronte del dialogo con le Istituzioni, Assologistica, Conftrasporto e Fedespedi sono sigle rappresentative del settore che si stanno battendo per garantire un presente ed un futuro alla logistica.

Nel concreto, Assologistica ha prodotto una terna di azioni pratiche mirate ad alleggerire il costo del lavoro e la pressione fiscale sulle imprese.

Fedespedi sta ribadendo a più riprese la necessità di chiarire, per “sturare” l’attuale ingorgo di merci bloccate negli hub portuali ed aeroportuali, che le attività di magazzinaggio sono consentite anche per quelle aziende ferme dal punto di vista produttivo, in quanto il blocco degli ordini inevasi porta a due conseguenze: l’aumento degli oneri a carico delle stesse e la saturazione degli spazi.

Dal punto di vista finanziario, la Presidente Moretto chiede che il Governo trovi il modo per reimmettere liquidità nel sistema, non lasciando le imprese in balìa di uno scarica-barile fratricida.

Conftrasporto si è espressa, invece, come Assologistica, attraverso una missiva rivolta ai vertici nazionali per chiedere atti concreti che vadano dalla garanzia sui prestiti bancari attraverso il Fondo Centrale di Garanzia e la Cassa Depositi e Prestiti, ad una moratoria fiscale e contributiva.

I contenuti della lettera inviata oggi da Conftrasporto sono riportati in maggior dettaglio qui.

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