Il settore della spesa online è uno di quelli che più ha beneficiato dai sussulti degli ultimi due anni, facendo un netto balzo avanti e portando molti a scoprire la possibilità di ricevere alimenti freschi a domicilio con estrema facilità.

Proprio la crescita dell’online sembrava non dare molte alternative alla scelta di sistemi automatizzati per il magazzino, eppure, a due anni di distanza, a farla da padroni sono ancora gli operatori in carne ed ossa.

Vuoi perché in tanti casi si è aguzzato l’ingegno e si sono trovati sistemi intelligenti per rendere più efficiente il lavoro degli addetti, vuoi perché sopravvive la diffidenza nei confronti di tecnologie che richiedono un grande investimento iniziale.

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Necessità di micro fulfillment

L’aspetto più curioso è che sulla carta il Grocery ha bisogno del micro-fulfillment, ma ne fa a meno.

Ne ha bisogno per due motivi, vale a dire che la quota di mercato alimentare rappresentata dall’eCommerce è molto maggiore che in passato e, allo stesso tempo, la richiesta di prezzi competitivi è incalzante.

A fare da contraltare c’è però una certa stagnazione dei tassi di crescita dell’eCommerce, che non è definitivamente esploso e, dopo la pandemia, si è anzi parzialmente ridimensionato, convincendo i manager del settore food che si potesse continuare con metodi tradizionali.

 

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Il dubbio sul ROI

Il vero dubbio che frena il settore dall’affidarsi al micro-fulfillment malgrado la lamentela di molti sia proprio quella di non riuscire a ricavare il profitto desiderato dall’eCommerce, senza comprendere appieno quanta parte di quel profitto venga erosa dal processo più che dai costi vivi, riguarda il ROI.

Le tempistiche con le quali è possibile rientrare dall’investimento e, dunque, iniziare a guadagnare nel vero senso della parola sono infatti difficili da stimare.

Alcune aziende sviluppatrici di soluzioni di micro-fulfillment affermano che il ritorno sia essenzialmente in proporzione al numero di ordini che si evadono in rapporto al tempo: se un sistema di micro-fulfillment medio può processare 350-500 articoli l’ora, impiegando 7-10 secondi a prodotto, ad un lavoratore in carne ed ossa ne occorrono almeno 75 di secondi per singolo prodotto.

La competitività è assicurata, ma, sebbene molto dipenda dalla scala del micro-fulfillment e quindi dell’investimento che ci sta dietro, si parla in genere di un ROI intorno al milione di ordini evasi: per aziende di dimensione tipica, con volumi sui 5mila o 250mila ordini a settimana, si parla di anni.

In più, tra inflazione e costo del lavoro, molti stanno alla finestra in attesa di vedere se non si affermino altre soluzioni più convenienti; ecco perché il micro-fulfillment nel Grocery tarda ad attecchire, sebbene la futura diminuzione della forza lavoro in Europa, dove non a caso hanno sede la maggior parte delle aziende specializzate in automazione del magazzino, spingerà i più tra le braccia di questi sistemi.